Simulazione difesa aerea, un pilota del 4° racconta
Da: Volare, gennaio 2006
Colazione leggera, un'occhiata distratta
alla prima pagina del quotidiano, un bacio alla moglie una carezza al piccolo,
e monto in macchina. Devo farmi trovare all'Ufficio operazioni almeno un'ora
prima. La mole di lavoro in questi mesi e' stata enorme. Giusto per capire:
ai colleghi dell'F 16 e' "bastato" studiare i manuali d'addestramento e
integrare i programmi addestrativi effettuati negli USA. Per noi, i manuali
da studiare non esistevano neppure, e non c'erano nemmeno le procedure
operative standard: tutto, ma proprio tutto andava creato attraverso una
continua sperimentazione in volo, mentre gli stessi manuali tecnici venivano
aggiornati quasi quotidianamente in funzione delle modifiche apportate
agli aeroplani. Adesso e' arrivato il momento, siamo pronti. Sono pronti
tutti, al 4° Stormo. Nell'ultimo periodo le esercitazioni si sono intensificate:
gli armieri si sono addestrati a montare i missili e ad armarli in caso
di decollo. I capi velivolo si sono esercitati a sveltire in sicurezza
tutte le nuove procedure di volo per far decollare la coppia di Typhoon
e per riapprontarli velocemente una volta atterrati. Noi siamo pronti a
correre alle scalette al suono della sirena, avendo ormai acquisito quegli
automatismi necessari a portare in volo, velocemente e in sicurezza, questo
nuovo sistema d'arma. Ero montato per il mio ultimo servizio d'allarme
con lo Starfighter, dopo averlo fatto per 13 anni di fila (prima al 53°
Stormo di Cameri poi qua al 4°), solo pochi giorni prima dell'arrivo
in base del primo Eurofighter biposto (era il marzo 2004). Conclusa la
transizione, abbiamo cominciato a volare missioni dedicate al servizio
d'allarme mentre parallelamente addestravamo altri colleghi che man mano
finivano di volare con l F104. Provando manovre di combattimento a bassa
quota, poi oltre i 30.000 piedi (dove puoi tirare senza postbruciatore
fino a 4, 5 g), poi in un ambiente ostile all'interno della portata visiva;
ancora, sviluppando tattiche per il combattimento a lunga distanza, Beyond
Visual Range (BVR). Infine, introducendo una qualifica addestrativa per
l'impiego del velivolo in uno scenario di pace quale quello attuale, il
che ha permesso all'Aeronautica Militare di essere la prima forza aerea
in grado di poter impiegare questo nuovissimo aeroplano da combattimento
in un ruolo operativo. Sto per montare per il mio primo allarme sul nuovo
caccia, e tutto il mio vissuto di "centroquattrista" si sovrappone di colpo
al presente. Capisco che sto mettendo piede su un altro mondo. Prima rivoluzione:
I'Eurofighter "comunica" al personale di terra il proprio stato di salute,
cioe' la propria capacita' operativa (armamento compreso), nel momento
stesso in cui gli viene collegata la corrente, quindi senza dover accendere
i motori; questo fa si che, nel caso, si possa passare direttamente all'aereo
di riserva, senza dover scoprire le avarie durante lo scramble, cioe' il
decollo su allarme. Insomma nel mio nuovo "ufficio" e stato buttato via
il vecchio telefono a disco, la vecchia macchina da scrivere con la carta
carbone e la posta pneumatica. Adesso, usiamo il cordless, un computer
collegato alla rete con una connessione a fibra ottica con velocita' di
trasmissione elevatissime. Dopo il pre-volo, effettuato dallo specialista,
prendo in carico l'aereo: rifornimento ok, missili ok (due AIM 9L e un
AIM 120B). Salgo nel cockpit, sistemo gli interruttori della cabina in
modo che tutto sia pronto in caso di decollo immediato, effettuo il caricamento
della configurazione nel sistema dell'aeroplano. A questo punto, dopo aver
appoggiato guanti, sottocasco e casco sul bordo destro della base del tettuccio,
lascio la cabina e sistemo il giubbotto sulla scaletta. Completate queste
operazioni per entrambi i velivoli, effettuo il briefing con l'altro pilota
prima di passare al Base Operation Centre (Boc) la prontezza operativa
dei due aeroplani. Da questo momento, tutto si svolge come quando avevamo
il 104. Ci portiamo nei locali comuni che dividiamo con gli altri specialist!
in prontezza e dove possiamo anche consumare i pasti. Tutto e uguale a
prima, ma solo fino al momento in cui suona la sirena. Salito a bordo del
velivolo mi lego mentre metto in moto l'APU per poter accendere i motori;
c'e' gia la corrente elettrica per alimentare i sistemi. Coi motori in
moto, la piattaforma inerziale allineata, legato e col tettuccio chiuso,
aspetto l'ultima conferma del capo velivolo, che attraverso I'interfono
mi dara' il via per poter iniziare il rullaggio. Esco dallo shelter dirigendomi
alla testata pista e copiando le istruzioni per lo scramble. Sono praticamente
allineato quando porto entrambe le manette in Max Reheat per un rolling
take off.
II vecchio Spillone ti indicava
l'inserimento del post bruciatore con due poderosi "calci nel sedere" mentre
il nuovo "Tifone" ha un inserimento piu dolce, ma l'accelerazione ti schiaccia
sul seggiolino per tutta la corsa di decollo. Sullo Head-Up Display la
velocita aumenta rapidamente e, a 120 nodi, incremento la pressione sulla
barra e mi stacco dal suolo. Venti secondi dopo anche il gregario mi riporta
"two airborne" (siamo entrambi in volo). In tutto sono passati meno di
15 minuti.
I due caccia salgono velocemente
alia quota autorizzata e in poco piu di un minuto siamo a 40.000 piedi
a 40 miglia dall' aeroporto; col 104, si arrivava a poco piu di 10. Selezionando
sull'Attack Format che mi offre uno dei Multifuction Head-Down Display
una scala superiore alle 80 miglia sono in grado di controllare una porzione
di cielo finora impensabile per un centoquattrista, mentre il gregario,
oltre a poter effettuare la stessa ricerca radar, mi puo' seguire in fila
indiana in modo completamente autonomo. II radar della difesa mi informa
che al target, dal quale distiamo ancora piu di 70 miglia, sta' volando
solamente a 1.000 piedi. Con il Typhoon questa differenza di quota non
e piu un problema, imposto il numero di barre di scansione che ritengo
corretto, abbasso l'angolo dell' antenna radar e immediatamente la traccia
sospetta mi appare sullo schermo esattamente dove me la stava riportando
il controllore. Sono sicuro che sia lui, ma, per ulteriore conferma, interrogo
il suo trasponder per controllare se i codici che inserisce la traccia
corrispondono con quelli che legge il controllore. Ora il target e identificato
e sono in grado di gestire la mia intercettazione da questa distanza. Alla
mia comunicazione il gregario riporta solamente "same" confermandomi che
vede sia me che il target, di cui ha tutte le informazioni, e che e in
grado di mantenere la posizione prevista mentre io conduco l'intercettazione.
Da questo momenta siamo in grado di proseguire anche senza l'aiuto del
controllore. Sullo schermo di sinistra, sul radar, mi vengono mostrati
tutti i dati relativi al target - quota, velocita' e rotta - mentre sullo
schermo centrale ho quella che gli americani chiamano God's Eye View, la
zona dove sto' lavorando viene vista dall'alto, la traccia del target viene
mostrata con un trattino che mi indica la sua prua e, attraverso questo
vettore velocita' interpolate con la mia prua, sono in grade di calcolare
l'angolo di assetto, ossia l'angolazione tra il sentiero che segue il target
e la congiungente con il mio velivolo, permettendomi cosl di intercettarlo
con l'angolo migliore a seconda se debba fare una semplice identificazione
o impiegare i missili. In questo caso la mia e una missione di identificazione
e quindi, prima di scendere a 1.000 piedi, imposto sull'Head Up Display
la funzione che mi permettera' di awicinarmi a lui arrivandogli da dietro.
Decide che voglio terminare l'intercettazione a sue ore 7, leggermente
piu' in basso, e da ora seguendo le indicazioni del radar il sistema e'
in grado di portarmi in quella posizione anche in condizioni di volo strumentali
per vederlo solamente una volta vicino. lo sono ancora a 380 nodi mentre
lui sta' andando a 120, probabilmente e un aeroplane dell'aviazione generale.
Con lo Starfighter questa quota e questa velocita' avrebbero richiesto
parecchia esperienza e attenzione e in ogni caso non avrei mai potuto pensare
di fermarmi a fianco a lui. Ora questo non e' piu' un problema, e posso
agevolmente affiancarmi al target. La mia aerodinamica mi fa rallentare
molto lentamente e ad ad angoli d'attacco l'aerofreno dorsale e' poco efficiente,
quindi devo iniziare a diminuire la mia velocita' con largo anticipo. L'identificazione
a vista conferma che si tratta di un SF 260 civile a bassa quota e questa,
unitamente alle marche del velivolo, viene riportata al controllore. Soddisfatto,
l'operatore del radar della difesa ci istruisce per l'allontamanento dal
target e il rientro a Grosseto dove, passata poco piu' di un ora dopo dal
decollo, ci ripresentiamo in finale per I'atterraggio. Grazie alla grande
ala a delta imposto la velocita sui 160 nodi e mantengo l'angolo d'attacco
appena sotto i 15° fino al touch down. La missione si e' svolta con
un flusso di comunicazioni radio ridottissimo, che saranno ulteriormente
diminuite con l'introduzione del data link. Toccato terra rulliamo nuovamente
davanti ai nostri shelter e, spenti i motori, gli specialisti scaricano
i dati dei velivoli per poterli riapprontare velocemente, mentre noi compiliamo
il nostro rapporto al Base Operation Centre in attesa di poter riprendere
la prontezza. Ho appena appeso il telefono e sento il mio capo velivolo
chiamarmi per dirmi che il caffe sta' bollendo.
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