Associazione Culturale 4° Stormo Gorizia
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Spezzonamento del 18 marzo 1943
Con la collaborazione del dott. G.Grande



 


Venuti a conoscenza tramite il famoso "UltraDecrypt" che 235 aerei tedeschi erano stati recentemente stanziati nella zona attorno a Udine, il comando della 15a AAF decide un robusto attacco al fine di indebolire tale forza. L'attacco inizia al mattino prima di tutto con il mitragliamento delle linee principali di rifornimento e comunicazioni in Nord Italia accompagnato da un "fighter sweep" nell'area di Villaorba - Udine da parte di 95 P.38 Lightning. Tale operazione ha lo scopo di ingaggiare e distruggere gran parte dei caccia tedeschi della zona ancora a terra. Successivamente viene eseguito un secondo attacco diversivo in direzione Sud-Est, sulle basi di Klangerfurt e Graz, situate nel Sud dell'Austria, raggiunte partendo dall'Adriatico, in prossimita' della costa Jugoslava. Mentre i caccia colpiscono gli aeroporti austriaci, tutti i bombardieri virano verso ovest per raggiungere Capodistria. Alle 10.13, quando i caccia alleati hanno impegnato quelli tedeschi in Austria, 113 fortezze volanti B.17 piombano nell'area Villaorba-Udine sganciando bombe a frammentazione da 20 pound.

Al termine dell'attacco, i caccia dell'Asse (tra cui alcuni MC.205 del 1° Gr. Caccia ANR del cap. Visconti* ) che erano decollati per contrastare i bombardieri, sono costretti ad atterrare per rifornirsi di carburante e munizioni sugli unici aeroporti rimasti indenni dall'attacco, Merna, Lavariano, Maniago.
Mentre i velivoli sono al suolo, gli aeroporti subiscono un'altra incursione, fra le 10.59 e 11.11 da parte di 260 B.24 che sganciano 32.370 bombe a frammentazione. Secondo le stime degli alleati basate su osservazioni fotografiche scattate dalla ricognizione dopo l'attacco, 56 velivoli risultano distrutti e danneggiati a terra. In realtà numericamente le perdite non sono poichè gran parte degli aerei, in particolare i "caccia", erano in volo al momento dell'attacco. Sono invece ingenti i danni alle infrastrutture.

A Gorizia l'allarme suona alle 09.20 ma solo alle 11.00 avviene l'attacco, in due ondate successive: questo lasso di tempo e' fatale: molte contadini e  lavoratori civili della TODT, essendo trascorsa piu' di un'ora senza scorgere aerei nemici, tornano al proprio lavoro. Non e' noto con esatezza il numero delle vittime, secondo alcune stime non inferiori a 150. Si contano 30 morti a Breg, frazione di Merna, 5 morti nella vicina Orehovlje (Montespino) e altre vittime a Savogna e a S.Andrea, frazione di Gorizia. Diversi feriti muoiono nei giorni seguenti a seguito delle ferite riportate. L'aeroporto  viene gravemente danneggiato: le piste butterate dalle esplosioni, i tre hangar Lancini della Caccia a sud del campo e la palazzina Comando seriamente danneggiati, risultano danneggiati anche l'hangar Lancini a Nord e quelli della Ricognizione ed alcuni edifici. Distrutti a terra o resi inservibili gli SM.79S del Gruppo Aerosiluranti "Buscaglia" destinati alle operazioni su Anzio e Nettuno e rimasti bloccati a Gorizia dal maltempo sulla rotta appenninica. Il conto finale e' favorevole agli alleati, le perdite ammontano a soli 7 bombardieri e 4 caccia. L'allarme cessa alle 11.50.

Nota:
* Il 1°Gruppo ANR riporta la perdita del serg.magg. Zaccaria, sopra Fiume, mentre l'aereo del ten. Cavatore e' costretto ad atterrare fuori campo. Al serg. magg. Diego Rodoz, su MC.205, viene attribuito l'abbattimento di un B.24.
 

Velivoli impiegati
B-17's, P-38's, P-51's, B- 24's

Obiettivi colpiti:
Venzone,  Casarsa della Delizia, Pinzano al Tagliamento, Ponte di Piave, Latisana, Pavia di Udine, Lauzacco, Codroipo, Coseat, Valvasone, San Floreano di Casarsa, Tenzone, Rivoli Bianchi, Borgo Rozza, Pordenone, Rotai, Pravisdomini, Sedegliano, Redenzicco, San Giovanni al Natisone, San Vito al Tagliamento, Provolone, Spilimbergo, deposito munizioni di Tauriano, Canale Roiussa, Calchera, Camerino, San Donà di Piave,  Susegana.
23/9/44 - 15th AF
 

Testimonianza del Sig. La Stella

< La mattina del18 marzo 1944 mi trovavo a lavorare inquadrato nella TODT in località S.Pietro, a differenza dei giorni precedenti che invece mi trovavo tra il cimitero e la localita' di Merna. Alle 09.20 suona l'allarme e ci allontaniamo dal posto di lavoro mettendoci al riparo. Alle 10.45 poiche' non si era avvistato nessun apparecchio nemico, seppure ad allarme ancora in corso, ci viene dato l'ordine di riprendere. Alle 11.00 sentiamo il rumore di aeroplani, guardiamo in alto e vediamo che erano proprio sopra, cominciamo a scappare ma subito dopo cadono le bombe. Le hanno lanciate in  due volte con un breve intervallo, su tutta la zona che va dal campo d' aviazione fino verso Vertoiba. Ci buttiamo in mezzi ai campi fra i solchi di terra dove stavamo lavorando e le bombe cadono piu' distanti. Siamo stati fortunati che l'altro ieri abbiamo cambiato la zona di lavoro, altrimenti ci avrebbero preso in pieno. Tutta la zona bombardata e' avvolta da una nube di polvere e nel campo bruciano alcuni aerei; da li si provenivano successivamente il rumore di altre esplosioni. Rimaniamo ancora un po' di tempo seduti a terra, tutti spaventati e verso le 11.30 montiamo in bici per andare a casa sulla la strada che va verso S.Pietro. Arrivati alla ferrovia, il passaggio a livello e' bloccato dai miltari che non ci vogliono far passare poichè l'allarme e' ancora in corso. Poco dopo, alle 11.50 suona il cessato allarme e finalmente torniamo a casa. Fra le vittime del bombardamento c'e' il nostro amico Paolo Canziani mentre il Morassi è rimasto ferito.>

Testimonianza del Sig. Renato Pacor

< Era l’autunno del 1944, all’epoca avevo dodici anni, e mi trovavo nel cortile della mia casa di Iamiano. Abbiamo sentito le sirene dell’allarme aereo di Monfalcone, seguite da un forte rumore di motori che si avvicinava e dal fuoco delle batterie contraeree tedesche. Soprattutto mi ricordo il violento fuoco dei cannoni piazzati sulla collina lungo la strada per Trieste dove oggi si trova una cava dismessa. L’aeroplano, probabilmente un B17, seguendo le istruzioni per i piloti dei velivoli danneggiati in azione stava dirigendosi verso il Carso per raggiungere una zona dove era possibile per l’equipaggio raggiungere terra e entrare in contatto con reparti delle forze partigiane. I danni subiti dall’aeroplano dovevano essere però molto gravi, perche parte dell’equipaggio si lanciò con il paracadute sulla pianura ai piedi del Carso dove furono catturati, mentre il paracadute dell’ultimo a lanciarsi non si aprì per la quota oramai troppo bassa e il militare morì, come venne a sapere mia madre, precipitando sul Monte Sei Busi. Il velivolo procedeva a quota molto bassa da Vermegliano - Polazzo in direzione di Doberdò, fortemente inclinato sulla sinistra e lasciando una lunga scia di fumo dai motori, e sembrava dovesse cadere sopra il Colle Nero quando, probabilmente il pilota era ancora ai comandi, accelerò con un violento urlo dei motori, superando il colle ma precipitando nel Vallone, tra Micoli e Palchisce. Durante il volo la contraerea continuò a bersagliarlo fin quando rimase visibile. Andammo subito a vedere, la parte di coda dell’aeroplano era ancora quasi intatta, come anche le estremità delle ali, ma la fusoliera era in fiamme, ma tra i resti della fusoliera non furono trovati resti umani, quindi se ai comandi c’era ancora il pilota, si era potuto salvare.
 

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