Venuti a conoscenza
tramite il famoso "UltraDecrypt" che 235 aerei tedeschi erano stati recentemente
stanziati nella zona attorno a Udine, il comando della 15a AAF decide un
robusto attacco al fine di indebolire tale forza. L'attacco inizia al mattino
prima di tutto con il mitragliamento delle linee principali di rifornimento
e comunicazioni in Nord Italia accompagnato da un "fighter sweep" nell'area
di Villaorba - Udine da parte di 95 P.38 Lightning. Tale operazione ha
lo scopo di ingaggiare e distruggere gran parte dei caccia tedeschi della
zona ancora a terra. Successivamente viene eseguito un secondo attacco
diversivo in direzione Sud-Est, sulle basi di Klangerfurt e Graz, situate
nel Sud dell'Austria, raggiunte partendo dall'Adriatico, in prossimita'
della costa Jugoslava. Mentre i caccia colpiscono gli aeroporti austriaci,
tutti i bombardieri virano verso ovest per raggiungere Capodistria. Alle
10.13, quando i caccia alleati hanno impegnato quelli tedeschi in Austria,
113 fortezze volanti B.17 piombano nell'area Villaorba-Udine sganciando
bombe a frammentazione da 20 pound.
Al termine dell'attacco,
i caccia dell'Asse (tra cui alcuni MC.205 del 1° Gr. Caccia ANR del
cap. Visconti* ) che erano decollati per contrastare i bombardieri, sono
costretti ad atterrare per rifornirsi di carburante e munizioni sugli unici
aeroporti rimasti indenni dall'attacco, Merna, Lavariano, Maniago.
Mentre i velivoli
sono al suolo, gli aeroporti subiscono un'altra incursione, fra le 10.59
e 11.11 da parte di 260 B.24 che sganciano 32.370 bombe a frammentazione.
Secondo le stime degli alleati basate su osservazioni fotografiche scattate
dalla ricognizione dopo l'attacco, 56 velivoli risultano distrutti e danneggiati
a terra. In realtà numericamente le perdite non sono poichè
gran parte degli aerei, in particolare i "caccia", erano in volo al momento
dell'attacco. Sono invece ingenti i danni alle infrastrutture.
A Gorizia l'allarme
suona alle 09.20 ma solo alle 11.00 avviene l'attacco, in
due ondate successive: questo lasso di tempo e' fatale: molte contadini
e lavoratori civili della TODT, essendo trascorsa piu' di un'ora
senza scorgere aerei nemici, tornano al proprio lavoro. Non e' noto con
esatezza il numero delle vittime, secondo alcune stime non inferiori a
150. Si contano 30 morti a Breg, frazione di Merna, 5 morti nella vicina
Orehovlje (Montespino) e altre vittime a Savogna e a S.Andrea, frazione
di Gorizia. Diversi feriti muoiono nei giorni seguenti a seguito delle
ferite riportate. L'aeroporto viene gravemente danneggiato: le piste
butterate dalle esplosioni, i tre hangar Lancini della Caccia a sud del
campo e la palazzina Comando seriamente danneggiati, risultano danneggiati
anche l'hangar Lancini a Nord e quelli della Ricognizione ed alcuni edifici.
Distrutti a terra o resi inservibili gli SM.79S del Gruppo Aerosiluranti
"Buscaglia" destinati alle operazioni su Anzio e Nettuno e rimasti bloccati
a Gorizia dal maltempo sulla rotta appenninica. Il conto finale e' favorevole
agli alleati, le perdite ammontano a soli 7 bombardieri e 4 caccia. L'allarme
cessa alle 11.50.
Nota:
*
Il 1°Gruppo
ANR riporta la perdita del serg.magg. Zaccaria, sopra Fiume, mentre l'aereo
del ten. Cavatore e' costretto ad atterrare fuori campo. Al serg. magg.
Diego Rodoz, su MC.205, viene attribuito l'abbattimento di un B.24.
Velivoli impiegati:
B-17's, P-38's, P-51's, B- 24's
Obiettivi colpiti:
Venzone, Casarsa della Delizia,
Pinzano al Tagliamento, Ponte di Piave, Latisana, Pavia di Udine, Lauzacco,
Codroipo, Coseat, Valvasone, San Floreano di Casarsa, Tenzone, Rivoli Bianchi,
Borgo Rozza, Pordenone, Rotai, Pravisdomini, Sedegliano, Redenzicco, San
Giovanni al Natisone, San Vito al Tagliamento, Provolone, Spilimbergo,
deposito munizioni di Tauriano, Canale Roiussa, Calchera, Camerino, San
Donà di Piave, Susegana.
23/9/44 - 15th AF
Testimonianza
del Sig. La Stella
< La mattina
del18 marzo 1944 mi trovavo a lavorare inquadrato nella TODT in località
S.Pietro, a differenza dei giorni precedenti che invece mi trovavo tra
il cimitero e la localita' di Merna. Alle 09.20 suona l'allarme e ci allontaniamo
dal posto di lavoro mettendoci al riparo. Alle 10.45 poiche' non si era
avvistato nessun apparecchio nemico, seppure ad allarme ancora in corso,
ci viene dato l'ordine di riprendere. Alle 11.00 sentiamo il rumore di
aeroplani, guardiamo in alto e vediamo che erano proprio sopra, cominciamo
a scappare ma subito dopo cadono le bombe. Le hanno lanciate in due
volte con un breve intervallo, su tutta la zona che va dal campo d' aviazione
fino verso Vertoiba. Ci buttiamo in mezzi ai campi fra i solchi di terra
dove stavamo lavorando e le bombe cadono piu' distanti. Siamo stati fortunati
che l'altro ieri abbiamo cambiato la zona di lavoro, altrimenti ci avrebbero
preso in pieno. Tutta la zona bombardata e' avvolta da una nube di polvere
e nel campo bruciano alcuni aerei; da li si provenivano successivamente
il rumore di altre esplosioni. Rimaniamo ancora un po' di tempo seduti
a terra, tutti spaventati e verso le 11.30 montiamo in bici per andare
a casa sulla la strada che va verso S.Pietro. Arrivati alla ferrovia, il
passaggio a livello e' bloccato dai miltari che non ci vogliono far passare
poichè l'allarme e' ancora in corso. Poco dopo, alle 11.50 suona
il cessato allarme e finalmente torniamo a casa. Fra le vittime del bombardamento
c'e' il nostro amico Paolo Canziani mentre il Morassi è rimasto
ferito.>
Testimonianza
del Sig. Renato Pacor
< Era l’autunno
del 1944, all’epoca avevo dodici anni, e mi trovavo nel cortile della mia
casa di Iamiano. Abbiamo sentito le sirene dell’allarme aereo di Monfalcone,
seguite da un forte rumore di motori che si avvicinava e dal fuoco delle
batterie contraeree tedesche. Soprattutto mi ricordo il violento fuoco
dei cannoni piazzati sulla collina lungo la strada per Trieste dove oggi
si trova una cava dismessa. L’aeroplano, probabilmente un B17, seguendo
le istruzioni per i piloti dei velivoli danneggiati in azione stava dirigendosi
verso il Carso per raggiungere una zona dove era possibile per l’equipaggio
raggiungere terra e entrare in contatto con reparti delle forze partigiane.
I danni subiti dall’aeroplano dovevano essere però molto gravi,
perche parte dell’equipaggio si lanciò con il paracadute sulla pianura
ai piedi del Carso dove furono catturati, mentre il paracadute dell’ultimo
a lanciarsi non si aprì per la quota oramai troppo bassa e il militare
morì, come venne a sapere mia madre, precipitando sul Monte Sei
Busi. Il velivolo procedeva a quota molto bassa da Vermegliano - Polazzo
in direzione di Doberdò, fortemente inclinato sulla sinistra e lasciando
una lunga scia di fumo dai motori, e sembrava dovesse cadere sopra il Colle
Nero quando, probabilmente il pilota era ancora ai comandi, accelerò
con un violento urlo dei motori, superando il colle ma precipitando nel
Vallone, tra Micoli e Palchisce. Durante il volo la contraerea continuò
a bersagliarlo fin quando rimase visibile. Andammo subito a vedere, la
parte di coda dell’aeroplano era ancora quasi intatta, come anche le estremità
delle ali, ma la fusoliera era in fiamme, ma tra i resti della fusoliera
non furono trovati resti umani, quindi se ai comandi c’era ancora il pilota,
si era potuto salvare.
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