Il "Gruppo Aviotrasporti Italiano", già
denominato nel corso della sua attività come "Aeroporto Gorizia",
"Gruppo Trasporti Germanici", "Gruppo Trasporto Apparecchi" e "Gruppo Trasporto
De Camillis", venne ufficialmente identificato come "Gruppo Trasporto
Velivoli" (G.T.V.) dal 12 maggio 1944, data in cui passò ufficialmente
alle dipendenze dell'Aeronautica Repubblicana. Già questa confusione
di nomi e sigle dà una prima idea delle condizioni e della semi-clandestinità
in cui il reparto si trovò ad operare; dipendendo in tutto e per
tutto dalla Luftwaffe, anche se assistito dall'autorità militare
della RSI, esso svolse prevalentemente (in condizioni spesso precarie e
difficili) operazioni di recupero e trasporto velivoli. Il GTV si costituì
ed operò spontaneamente sino dal 15 settembre 1943 sull'aeroporto
di Aviano (Pn) al comando del cap. Antonio De Camillis; venne trasferito
poco dopo per l'inadeguatezza delle strutture logistiche presso il campo
di Merna (Gorizia) e ad esso spettò il compito di trasferire eterogeneo
materiale di volo, in ogni caso per lo più velivoli leggeri monomotori
nuovi o di recupero, presso le Flugzeugfuhrerschulen di 1° e 2°
Periodo ove venivano riutilizzati o rottamati: Caproni Ca.100 e Ca.164,
Nardi FN.305, Avia FL.3, FIAT C.R.32 e C.R.42, G.50, Macchi C.200 e 202,
ma anche bimotori Caproni Ca.310 e 313, ed altri tipi di velivoli vennero
pertanto recuperati negli svariati campi dell'Italia entro-Settentrionale
e, dopo essere stati concentrati prevalentemente sui campi di Lonate Pozzolo,
Aviano, Aiello e Gorizia, venivano trasferiti in piccoli gruppi o singolarmente
a seconda delle esigenze del comando della 2. Luftflotte.
DaV01:due piloti italiani accanto ad un
FL.3 in attesa del trasferimento in Germania
Il Gruppo era formalmente suddiviso in
tre squadriglie comandate rispettivamente dal ten. Lamborghini
(1^ Sq.) , dal ten. Scabelli (2^ Sq.) e dal ten. Nespolo
(3^ Sq.), ma nel reale impiego non si tenne mai conto di questa artificiosa
suddivisione. Sul campo inoltre, condotta da veterani del 4° Stormo
tra cui i m.lli Gusso, Zorn, Montanari, Chianese, Romandini, Costigliolo
e Bandini, funzionava una "Scuola provvisoria di pilotaggio"
che abilitava i piloti ad apparecchi di tipo più complesso. Non
dimentichiamo infatti che la quasi totalità del personale di volo
era costituito da giovani, inesperti ufficiali provenienti dal Corso
Vulcano della Regia Aeronautica, e destinati al termine del ciclo addestrativo
alla Scuola Caccia di Gorizia. L'armistizio rappresentò per
tutti il classico fulmine a ciel sereno, stroncando sogni ed aspettative,
ma più per la voglia di volare che per le idee politiche, di fronte
alla non facile scelta tra il congedarsi od il servire il governo della
R.S.I., quasi tutti aderirono al secondo proposito in attesa di tempi migliori.
Il comando tedesco ignorava però che la maggior parte dei piloti
italiani aveva avuto un'esperienza basata esclusivamente sui classici Breda
Ba.25 e IMAM Ro.41 e, solo qualcuno, poche ore di volo passate sui C.R.32;
Macchi C.200, C.202 o Fiat G.50 erano infatti assolutamente sconosciuti
ai più. Precarie inoltre le condizioni dei velivoli da trasportare:
si volava spesso senza strumenti di bordo, a vista e con l'unico ausilio
di una comune carta geografica sperando che il motore non piantasse all'improvviso;
ogni volo pertanto rappresentava una grossa incognita. Era facile infatti
che, partiti in cinque o sei, per l'improvvisa difficoltà legata
ad avverse condizioni atmosferiche o per avarie meccaniche, solo qualcuno
pervenisse a destinazione finale.
Anche operativamente, molto spazio era
lasciato (come al solito) all'improvvisazione: il più delle volte
non veniva comunicato nemmeno il tipo di apparecchio da ritirare oppure,
a consegna avvenuta, il rimpatrio avveniva in condizioni fortuite, quasi
sempre usufruendo di occasionali voli di rientro in Italia a bordo di velivoli
tedeschi come Ju-52 o He-111. In realtà le molteplici e concomitanti
difficoltà avevano già preteso la propria quota di incidenti
sin dagli inizi dell'esistenza stessa del G.T.V.: il 1° ottobre 1943
il s.ten. Oreste Russino risultò disperso durante un volo
di trasporto tra Aviano e Klagenfurth, il 15 ottobre il serg. Sportelli
scomparve in un volo tra Rimini e Gorizia ed uguale sorte ebbero
il s.ten. Pavolieri il giorno seguente (Perugia-Gorizia) ed il m.llo
Riso il 21 ottobre (Rimini-Gorizia). Mentre si può anche ipotizzare
per qualcuno di questi episodi un esito meno "drammatico", dato il poco
tempo trascorso dell'armistizio e l'eterogenea provenienza del personale
di volo che porta a non escludere l'ipotesi di qualche "fuga" durante voli
non certo proibitivi, il primo caduto certo del reparto si registrò
il 28 ottobre, quando il ten. Franco Angiolini (già portabandiera
del Corso Vulcano) cadde nei pressi della pineta di Ravenna a bordo di
un Nardi FN.305 che stava trasportando a Gorizia; questo incidente mortale
fu seguito a pochi giorni di distanza da un secondo, infatti il 3 novembre,
il serg.magg. Pietro Lupò trovò la morte in un incidente
di volo sul campo di Viterbo.
Nel corso del mese di novembre giunsero
a Gorizia alcuni piloti del costituendo "I° Gruppo Caccia" che,
in attesa di riordinare gli organici e di ricevere dai tedeschi i Macchi
C.205 di cui sarebbe stato dotato, erano stati inviati al Gruppo Trasporti
per "dare una mano"; tra i piloti ricordiamo il ten. Giovanni
Pittini, il
serg.m. Alberto Bernardi ed il serg. Luigi di
Cecco. I primi due furono protagonisti di uno dei molti incidenti che
tormentarono l'attività del piccolo reparto: < ... un giorno
ricevetti l 'ordine di trasferire in volo assieme al serg. Bernardi due
Ro.41 da Gorizia a Klagenfurth. Era inverno e la neve era caduta abbondante.
A circa 10 chilometri dall 'aeroporto di Klagenfurth, lungo la valle di
Gail, a Bernardi pianta il motore ed è costretto ad un atterraggio
di emergenza in zona boschiva e coperta da neve. Vedo la pancia del Ro.41
del mio gregario unta d'olio mentre esegue un rovesciamento. Lo seguo e
vedo che capotta nella neve, per fortuna in uno spiazzo privo di alberi.
Mi abbasso per vedere se può uscire. Faccio qualche giro a bassa
quota. Niente. Trovo un pascolo di mucche recintato e livellato. Passaggio
basso e veloce per spaventare il bestiame che mi libera una parte del prato.
Scivolata d'ala, tolto motore, atterraggio come Dio vuole, alberi che ti
vengono incontro, pedata violenta con imbardata finale e lieve danno alla
semiala sinistra che ha toccato il terreno. Tiro un sospiro di sollievo,
scendo, accendo una sigaretta e vado a cercare Bernardi. Lo trovo fuori
dal suo velivolo, con sangue al naso, paracadute in spalla, ma sano e salvo.
Assieme raggiungiamo a piedi una strada asfaltata; passa un camion della
Luftwaffe che ci porta all 'aeroporto di Klagenfurth ... ten. Pittini.
Agli svariati problemi si aggiunsero con
sempre maggiore frequenza veri e propri atti di sabotaggio: uno di questi
rimase vittima il m.llo Romandini (*) il 13.11.1944 nel corso di
un volo di trasferimento a bordo di un Nardi FN. 305, a causa della "solita"
avaria, precipitò e rimase ucciso in località Pomposa (FE).
(*) In realta' non ci sono prove che
si sia trattato di un sabotaggio. Il m.llo Montanari che era partito insieme
a Romandini, su un altro velivolo, racconta che, giunti in prossimita'
di Chioggia si sono trovati di fronte una densa foschia che ostacolava
il contatto visivo con il terreno. Montanari ha fatto cenno a Romandini
che sarebbe rientrato ma quest'ultimo ha deciso di proseguire comunque.
Si dice che il Romandini fu spinto a proseguire, nonostante la situazione
meteorologica non favorevole, poiche' atteso a Gorizia dalla moglie.
A testimoniare le difficoltà nei
rapporti italo-tedeschi, è interessante riportare alcuni particolari
operativi: nel corso dei trasferimenti in Germania, le carte geografiche
con la rotta da seguire e le relative quote da mantenere, erano fornite
dai tedeschi e dovevano essere restituite all'arrivo; era tassativamente
proibito deviare dal percorso segnato (i caccia erano posti a controllare
la rotta); sul campo di arrivo poi era consentita qualche acrobazia (velivolo
permettendo), poichè ciò "dava fiducia" agli allievi delle
Schulen del campo. Al termine del volo venivano comunque forniti vari generi
di conforto (caffè, cioccolata, marmellata ecc.), ma strettamente
in proporzione alle ore di volo effettivamente svolte per il trasferimento
e, come già accennato, il rientro a Gorizia avveniva via Baltringen-Munchen-Reim
con passaggi di fortuna su He111, Ju-52, oppure S.82 o S.79 già
della Luftwaffe. In relazione alle condizioni meteorologiche, le rotte
da seguire per raggiungere un determinato aeroporto potevano variare: Baltringen
ad esempio (situato a sud-est di Ulm) poteva essere raggiunto tramite un
circuito di 1.200 chilometri (Aiello, Fraz, Tulln, Wells, Bad Aibling),
oppure con uno più breve di 750 chilometri (Aiello, Bolzano, Bad
Aibling). A seguito di queste operazioni svolte nei mesi invernali, l'elenco
dei caduti e dei feriti andò allungandosi.
| 9 marzo 1944 |
ten. De Munari e serg. mont. Moscardini
feriti in un incidente a Neudorf |
| 15 marzo 1944 |
serg. Tirabassi deceduto durante
un volo di rientro tra Graz e Aiello nella caduta di un S.79 (forse pilotato
dal personale tedesco) su cui aveva ottenuto un occasionale passaggio |
| 18 marzo 1944 |
la città di Gorizia ed il vicino
campo di Merna subirono un pesante bombardamento aereo (quel giorno oltre
350 bombardieri della 15^ Air Force attaccarono i Campi di Villaorba, Udine,
Lavariano, Gorizia e Maniago) nel corso del quale venne ucciso il s.ten.
pil. Folicaldi ed altri quattro piloti risultarono feriti, mentre
diversi furono gli specialisti uccisi e feriti; gli apparecchi invece,
provvidenzialmente portati in volo poco prima dell'attacco, non riportarono
danni |
| fine marzo/ primi aprile 1944 |
in questo periodo va collocata anche la
morte del s. ten. Luigi Rugi, che nonostante fosse riuscito ad
atterrare con il suo velivolo preda della solita "avaria" nei pressi di
Lubiana, venne catturato e barbaramente ucciso dai partigiani titini che
controllavano la zona |
| 4 aprile 1944 |
s.ten. pil. Tarantola ferito in
un incidente di volo a Holzchirken |
| 21 aprile 1944 |
s. ten. Borghi e Coniedi
feriti in un incidente di volo a Vercelli |
| 22 aprile 1944 |
s. ten. Braschi ucciso in un incidente
di volo a Lonate Pozzolo |
Tuttavia, anche se sotto la costante minaccia
dei perenni sabotaggi, vi furono alcune avventure a lieti fine, come quella
vissuta il 5 maggio dal s. ten. Marangoni:
< ... avevamo trasferito il giorno
prima 16 Ca. 164 nuovi di fabbrica da Sesto Calende a Bolzano con l 'ordine
di trasferire poi il tutto a Munchen-Riem. Eravamo purtroppo rimastiin
sei poichè durante la prima tappa noie meccaniche avevano costretto
gli altri ad eseguire atterraggi fuori campo. Fortunatamente si trattava
di Caproncini con i quali bene o male si può scendere su strisce
di terra limitate ... dei dieci uno era sceso nei paraggi di Saronno, due
avevano proseguito per Orio al Serio, altri due erano arrivati con fatica
a Trento e, nel tratto tra Peschiera e Malcesine, quattro, in un susseguirsi
di inconvenienti che non risparmiavano nessuno, erano atterrati forzosamente
sulle rive del Lago di Garda. Tutti lamentavano inconvenienti alla carburazione
ed alla lubrificazione. Giunti a questo punto cercammo di far capire al
magg. tedesco che comandava l'aeroporto di Bolzano che i velivoli, per
quanto nuovi, non davano sufficenti garanzie per il proseguimento del viaggio.
Chiedemmo che ci fossero consentiti almeno dei voli di prova e, trattandosi
di biposto, che due piloti si unissero in un velivolo al fine di individuare
meglio gli eventuali inconvenienti. Così io ed il s. ten. Adolfo
Sehnert partimmo in una splendida giornata di sole. Mentre ci godevamo
il paesaggio, forse un tantino troppo bassi, verso mezziogiorno, il motore
piantò all'improvviso, costringendoci ad eseguire un atterraggio
di fortuna in località Malosco, un paesino in alta Val di Non, sotto
il passo della Mendola. Planando lungo la vallata, terminammo la corsa
contro la facciata di una casetta: il velivolo andò distrutto ma
per fortuna, sia pur lievemente feriti, eravamo entrambi illesi... Questa
storia fu la conseguenza di un sabotaggio operato in fabbrica da ignoti
sul motore. s.ten Marangoni
Il 12 maggio 1944 il GTV rientrò
ufficialmente alle dipendenze dell' Aeronautica Nazionale Repubblicana
avendo effettuato fino a tale data un totale di 2.350 ore di volo trasportando
ben 1.350 apparecchi! Ma nonostante tale formale cambiamento, i compiti
restarono gli stessi: trasportare apparecchi e, malgrado le condizioni
sempre più malconce del materiale di volo e la palese inutilità
di rischiare la vita dei piloti per una manciata di aerei che ormai nella
maggior parte dei casi veniva rottamata al loro arrivo in Germania, il
GTV continuò a svolgere la propria attività ed a registrare
i suoi caduti: il 17 maggio il serg. Barbacovi perì in un
incidente di volo nei pressi di Vicenza; il 28 maggio il serg. magg.
Buccero non rientrò da un volo di trasferimento di un C.R.32
tra Aiello e Muenkendorf; il 29 maggio il ten. Ernesto Scabello,
comandante della 2^ Squadriglia, rimase ucciso in un incidente sul campo
di Gartamsdorf. Da un organigramma dello Stato Maggiore dell'ANR in data
8/6/44, la composizione del Gruppo Trasporti Aerei "De Camillis" (dicitura
originale - NdA) risultava la seguente: Sede S. Pietro di Gorizia, comandante
cap.
Antonio De Camillis, 1^ Squadriglia comandante s.ten. Sehnert
Adolfo, 2^ Squadriglia comandante ten. Scabello Ernesto,
3^ Squadriglia comandante
ten. Nespolo Pompeo. E' tuttavia da rilevare
che la situazione è evidentemente quella anteriore al 29 maggio,
sia per l'intercorsa scomparsa del ten. Scabello, sia per il fatto che
(come risulta dal documento pubblicato), il comando della 1^ Sq. era passato
al ten. Santi Alberto dal 1° giugno 1944. Abbiamo comunque rintracciato
un organigramma successivo emanato dal Sottosegretario di Stato per l'Aeronautica
- Direz. Gen. del Personale - 1° Reparto nel quale, in data 1/7/44,
il Gruppo G.T.V. risulta agli ordini del magg. Zigiotti Pietro (che
in effetti rimpiazzò in tale data il cap. De Camillis) ed al comando
della 2^ Sq., il posto del defunto ten. Scabello veniva preso dal ten.
Lamborghini Renato.
Altri due incidenti mortali si verificarono
nel corso del mese di giugno: il 25 il serg.m. Taen, con a bordo
il 1° av.mot. De Biagi, precipitò nei pressi di Gorizia,
mentre il 29 il s.ten. Machi cadde in un volo verso Bolzano.
A testimoniare lo sforzo compiuto dal reparto,
sono interessanti le decodificazioni alleate delle intercettazioni radio
(il famoso ULTRA) di almeno cinque voli di trasferimento "in gruppo" effettuati
nel periodo 27 giugno - 31 luglio: tra il 27 ed il 28 giugno ben sei Caproni
Ca.310 (KI+TB, KI+TC, KI+TE, KI+TF, KI+TG, KI+TI) ed 11 Ca.313
(KT+TL, KT+TN, KT+TO, KU+ZL, TI+TC, TI+TD, TI+TE, TI+TF, TI+TG, TI+TH,
TI+TI) erano in volo tra Lonate Pozzolo ed Udine; il 3 luglio fu rilevato
il trasferimento di tre CR.42 tra Osoppo e Trento, mentre il 31 luglio
quattro CR.32 erano in volo nella zona di Bergamo.
Fino a quel punto però, pur non
passando del tutto inosservati e nonostante la crescente supremazia aerea
alleata, i piloti del G.T.V. erano riusciti ad evitare spiacevoli incontri
con il nemico, grazie anche alla bassa quota di volo ed alle ridotte dimensioni
degli aerei trasportati; ma era inevitabile che il destino riservasse al
piccolo reparto italiano uno scontro a fuoco con i caccia americani e ciò
ebbe luogo il 9 agosto 1944. Con alcune ricerche ed un po' di fortuna
siamo stati in grado di ricostruire lo svolgimento dei fatti visto da entrambe
le parti coinvolte; lasciamo per primo la parola al s.ten. Di Valvasone,
uno dei protagonisti di quel tragico volo:
< Nella seconda metà di luglio
ci affidarono il compito di trasferire da Gorizia a Baltringen via Innsbruck
quattro Saiman 202, ma le cattive condizioni meteo ci costrinsero a deviare
per Bolzano, ove restammo fermi per circa 20 giorni in attesa di qualche
miglioramento climatico. Finalmente quel 9 agosto ottenemmo il permesso
di decollare: con me c'erano il s.ten. Zucconi ed i m.lli Zorn
e Montanari. Poco dopo aver superato il Brennero, all'altezza dei laghi
di Schongau, fummo improvvisamente attaccati sul fianco destro da una pattuglia
di Mustang americani. Mentre cercavo scampo virando istintivamente a sinistra
con la speranza di occultarmi fra le valli delle prealpi, vidi il m.llo
Zorn tentare un atterraggio di fortuna. Purtroppo la manovra non gli riuscì:
raggiunto dai caccia nemici fu ripetutamente colpito sino a quando l'apparecchio
non prese fuoco. Scampati fortunosamente al pericolo, riuscimmo con i tre
restanti aerei a raggiungere Baltringened a rientrare in sede il 13 agosto
con uno Ju-52... s.ten Di Valvasone
La mattina di quello stesso 9 agosto
erano decollati dall'Inghilterra 52 P-51D del 364° FG (8^ AF U.S.A.A.F.)
per una operazione di copertura ed attacco degli aeroporti situati nell'area
di Monaco, ad oltre 900 chilometri di distanza! Giunta sulla zona alle
ore 10.40, la formazione americana si divise nei vari Squadron ed iniziò
una sistematica opera di attacco ai bersagli al suolo. Il 384° FS attaccò
alle ore 11.20 l'aeroporto di Kaufbeuren, cogliendo di sorpresa oltre venti
caccia tedeschi in atterraggio. Mentre il combattimento si sviluppava in
modo convulso, una coppia di P-51 pilotati dai Lt. John Gawienowski (5Y-G)
e Frank T. Kozloski (5Y-P) avvistò la piccola pattuglia dei Saiman
202 che, ignara di quanto stava accadendo a pochi chilometri di distanza,
continuava tranquillamente il suo volo. L'improvviso attacco dei due Mustang
si concentrò sull'apparecchio del m.llo Zorn, situato in
posizione di gregario destro rispetto a quello del
s.ten. Zucconi
e conosciamo già l'esito dell'impari combattimento. Ai due piloti
USAAF fu accreditata 1/2 vittoria ciascuno e nella relazione della missione
l'episodio venne liquidato con poche parole: "... un monomotore da addestramento
è stato distrutto dal 384° Squadron nel punto 4WY2193...",
dietro questo freddo linguaggio vi era però la morte di un uomo
a bordo di un velivolo disarmato.
Ai primi di agosto 1944 prese il via una
ristrutturazione dell'ANR e, per quanto concerneva il G.T.V. ( (dalla Relazione
del gen. Tessari, Capo di Stato Maggiore dell'ANR) : <... il Gruppo
in parola è stato ridotto ad un nucleo della forza organica di 20
piloti con il compito di proseguire l'attività svolta sin d'ora
dal Gruppo stesso. Il personale piloti eccedenti è stato smistato,
se di pronto impiego, ai Comandi di specialità ed il rimanente inviato
al Comando Aerotrasporti per la costituzione del 3° Gruppo... Tali
modifiche venivano ufficializzate con un ordine in data 3 agosto 1944 dallo
S.M.A.R. (prot.n.2/3013/SM) in cui si stabiliva inoltre che il nucleo di
piloti fosse posto alle dirette dipendenze del magg. Zigiotti.
E' forse proprio da questa ristrutturazione
che prendono il via gli equivoci apparsi su diverse pubblicazioni relativamente
al fantomatico "3° Gruppo Aerotrasporti De Camillis" che, come risulta
chiaramente dai documenti rintracciati, al 3 agosto 1944 era ancora "costituendo"
e che non andò mai oltre tale status, rendendo così chiaramente
fuorvianti alcune foto di S.82 spacciate ripetutamente come appartenenti
a tale reparto. Già il 15 agosto infatti, adducendo le più
strane motivazioni, i tedeschi misero in pratica a terra il Gruppo (o Nucleo)
privandolo del carburante. Erano le prime avvisaglie dell'Operazione
Phoenix, ovvero del tentativo da parte germanica di istituire
una Legione italiana in seno alla Luftwaffe, vincolandola al Fuhrer
con giuramento. Il colpo di mano, architettato dal Komm. Gen. della Lutwaffe
in Italia, gen. Wolfram von Richtofen con la piena complicità del
col.
Tito Falconi, ebbe gravi ripercussioni sui rapporti italo-tedeschi,
causando tra l'altro il blocco di ogni attività per circa due mesi.
Il Nucleo Trasporti Velivoli in
quei tristi giorni di inattività fu trasferito inoperativo
presso l'aeroporto di Lonate Pozzolo e lì fu raggiunto nel
settembre
del 1944 dall'ordine di scioglimento, mentre ai suoi uomini
fu lasciata libertà di congedarsi o di passare ad altri reparti.
Nella seconda parte della sua attività
(12/5/44 - 15/8/44) il G.T.V. era comunque riuscito a compiere ulteriori
660 ore di volo trasportando 206 velivoli, innalzando così ad un
totale di 1.566 aerei il proprio sforzo operativo, un dato che è
da solo in grado di testimoniare l'impegno da parte di un pugno di piloti
disarmati nel mantenere sino alla fine fede ad un'unica bandiera.
DaV02: uno dei pochi Saiman 202 sfuggiti
alle requisizioni ed usato dal 1° Gr.Caccia dell' ANR
DaV03:1944. 1° Lt. Frank T. Kozloski,
protagonista il 9 agosto 1944 dell'abbattimento del Sa.202 del m.llo
Zorn
Gre04: primavera 1944, un FL.3 con le
insegne tedesche
Gre03: Gorizia 1944, i s.ten Di Valvasone
e Marangoni scherzano in attesa di decollare per Klagenfurt.92
|