Luigi Nazari

Legnano 16/11/1911   -    3/09/1982 Legnano

Luigi Nazari consegue il brevetto di pilota il 30/09/1930 ed il 12/11/1930 e' assegnato alla Scuola Caccia, 2^ Squadriglia Allenamento, di Aviano alle dipendenze del 1° Stormo di Campoformido.
Il 12/01/1931 viene assegnato alla 79^ Squadriglia di Campoformido, comandata dal Cap. Giorgi e qui rimane fino al 11/09/1931.
Nel1935 è a Bresso al 3° Stormo Aeroplani da Caccia, XVIII Gruppo, 85^ Squadriglia.
Dal gennaio 1936 è a Campoformido al 6° Stormo, II Gruppo, 150^ Squadriglia, con il Cap. Scapinelli Pietro e dal 29/09/1936 con il Ten. Adriano Mantelli.
Dal 20/01/1938 e' a Rimini, sempre al 6° Stormo, 150^ Squadriglia, comandata da Francesco Tessari.
Il 02/04/1938 e' inviato in Spagna e assegnato al VI Gruppo, 332^ Squadriglia, comandata da Guido Falconi e rientra in Italia il 25/08/1938.
Il 23/11/1938 è assegnato al 53° Stormo, 364^ Squadriglia, a Caselle ed il 17/11/1939 viene inviato alla Scuola Bombardamento a Malpensa.
Il 26/04/1940 e' assegnato al 6° Stormo Caccia, II Gruppo, 151^ Squadriglia di Rimini, comandato dal Cap. Fiacchino. Dal Giugno 1940 a Grottaglie, dal 05/02/1941 alla 372^ Squadriglia di Brindisi ai comandi del Cap. Farina. (la matricola del suo MC200 e' 372-6). Il 8/7/1941 assegnato alla 385^ Squadriglia Sarzana, del Cap. Fiacchino.
Dal 22/10/1941 è istruttore  alla Scuola di pilotaggio di 2° periodo ed addestramento C.T. 2° Reparto Volo a Castiglione del Lago e qi rimane sino al 07/09/1943.
Viene trasferito, il 04/06/1944, al Reparto Aero Collegamenti del Sottosegretariato dell’Aeronautica.
Effettua il suo ultimo volo da pilota militare l’8 agosto 1944 su Macchi 202 a Bresso.

Lasciati i velivoli militari, la sua passione per il volo non si spegne e continua a volare con un Bucker all’aeroporto di Locarno.

“Umiliazioni e amarezze”  sono le ultime parole del suo meticoloso diario di guerra.

Nella sua carriera militare, costellata da incidenti  di volo e malattia per causa di servizio, gli sono state conferite due Medaglie d’Argento al Valor Militare ed una Croce di Guerra.

Piermario Nazari


Nota: Al termine della sequenza delle immagini e' riportato il "Diario di Guerra di Luigi Nazari.



L'archivio fotografico e' fase di revisione con immagini piu' dettagliate e ulteriori foto.

 

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Campoformido - 193?

 
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Campoformido - 193?
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Campoformido - 193?

 
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Campoformido - 193?

 
 
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Campoformido - 1931
 
 
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Campoformido - 193?
C.R. 20 Asso


 

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C.R. 20 Asso della 79^ Sq.


 
 
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Campoformido - 193?

 
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Campoformido - 193?
C.R. 20 Assop della 79^ Sq.


 

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Campoformido - 193?
C.R. 20 della 79^ Sq.

 

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Immagini in laborazione, da inserire prossimamente
 
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DIARIO DI GUERRA DEL SERG. LUIGI NAZARI

Rimini  – 3 Giugno 1940

Faccio parte della 151^ squadriglia del  2° Gruppo Caccia.
Il comandante del Gruppo è il Magg. Baylon che era capitano in Spagna  nel mio gruppo operante. Gli apparecchi che abbiamo sono i CR32 quater in attesa di avere i G50.
Alle dieci decolliamo per Foggia. A Foggia incontro il Cap. Criscione che era il mio comandante della 32^ in Spagna. Aveva dovuto lanciarsi con il paracadute nelle linee  repubblicane ed era rimasto a lungo prigioniero. E’ un incontro cordialissimo e rievochiamo ogni istante della sua sfortunata vicenda che mi aveva avuto come  principale testimone. Ne parliamo lungamente in ogni dettaglio. Tutta l’aeronautica è in fase di radunata nei punti assegnati ad ogni reparto.
Il mio Gruppo avrà come compito la difesa della grande base navale di Taranto.
Atterrano e ripartono per la Sicilia i miei vecchi amici di Campoformido del I° Stormo. Lo scoppio della guerra è imminente.


5 Giugno 1940
Con un breve volo raggiungo la nostra base di Grottaglie e ci sistemiamo decentrando i nostri aerei.

6  Giugno 1940
DICHIARAZIONE DI GUERRA: ascoltiamo alla radio l’annuncio.

11 Giugno 1940
Alle prime luci dell’alba decolliamo in tre per la protezione del cielo di Taranto. Quota  6.000 metri. Nel primo pomeriggio identico volo sul porto di Brindisi.

12 Giugno 1940
Al mattino ed al pomeriggio due crociere su Taranto.

13 Giugno 1940
Solita crociera su Brindisi.

14 Giugno 1940
Crociera su Brindisi.

15 Giugno 1940
Due crociere su Taranto.

16 Giugno 1940
Crociera su Taranto. Tutte le crociere di questi giorni sono effettuate perché ci si aspettava ogni momento qualche incursione di aerei nemici.  Brindisi e più ancora Taranto sono obbiettivi importantissimi. I voli sono snervanti, più che per la fatica del volo quanto per la continua attenzione e per la tensione derivata dalla responsabilità che abbiamo. Sono il pilota più anziano della squadriglia e, quasi sempre sono il capo della piccola formazione.
Spesso vediamo degli aerei in lontananza. Bisogna identificarli. Dischetti delle mitraglie abbassati, picchiate per raggiungerli per poi riscontrare che sono aerei nostri. Indubbiamente gli inglesi mandano dei ricognitori.  Il servizio di avvistamento a terra non è molto efficiente. Con i nostri CR32  possiamo intervenire efficacemente solo se siamo più alti di quota.

9 Luglio 1940
La squadra navale inglese è tra la Grecia e le nostre coste. La nostra squadra navale è uscita e si prevede uno scontro importante.
Eseguo due crociere su Brindisi.

10 Luglio 1940
Crociera su Taranto. Vi è stato lo scontro navale con intervento dei nostri bombardieri. Non abbiamo potuto scortarli per la nostra autonomia. Lo scontro è chiamato di Punta Stilo.

1 Agosto 1940
Decollo con il nuovo aereo G. 50. Lo provo in tutte le manovre acrobatiche. Richiede una tecnica di pilotaggio particolare. Non si può stringere molto nelle virate, a meno di stringerle con gradualità e delicatezza, lo stesso nei looping ed imperiale. In caso contrario l’aereo parte in autorotazione.

17 Settembre 1940
A Pisa per ritirare un G50 dalla fabbrica. Rientro a Grottaglie dopo atterraggio a Roma e a Foggia.

26 Settembre 1940
A Pisa per ritiro G50 – atterraggi a Roma e Foggia.

10 Ottobre 1940
Parto su allarme ma non trovo nulla.
In questo ultimo periodo abbiamo eseguito voli di addestramento. I giovani piloti devono prendere bene alla mano il nuovo aereo per poterlo impiegare utilmente. Molte finte caccie con il mio comandante Cap. Fiacchino ed il Ten. Ceccotti, anche pattuglie acrobatiche.

28 Ottobre 1940
Iniziano le ostilità con la Grecia. Nei giorni scorsi un gruppo di G50 ed un altro di CR42 avevano atterrato da noi per proseguire in Albania. Era il sintomo evidente di grosse novità. Effettuo due crociere su Brindisi. Il porto è intasato ed in pieno movimento.

30 Ottobre 1940
Crociera su Brindisi

31 Ottobre 1940
Crociera su Brindisi. Alle 13,30 parto su allarme per un ricognitore inglese. Troppo ritardo nella segnalazione e quindi non trovo nulla.

1 novembre 1940
Due crociere su Brindisi.

2 Novembre 1940
Crociera su Brindisi.

8 Novembre 1940
Crociera su Lecce

10 Novembre 1940
Crociera su Lecce

11 Novembre1940
Crociera su Lecce

12 Novembre 1940
Nelle ultime ore di ieri sera grande allarme.
La base navale di Taranto è attaccata da bombardieri e aerosiluranti partiti da portaerei.
Da Grottaglie vediamo un vulcano di fuoco e di traccianti veramente grandioso e terribile salire sulla città. La zona è illuminata a giorno dai bengala lanciati dagli attaccanti. Dopo una breve sosta nuova ondata: si ripete lo stesso terrificante spettacolo.
Decollo per crociera di protezione su Lecce e mentre prendo quota posso vedere una nostra corazzata quasi completamente affondata.  Un’altra da 35.000 Tonn. è circondata da numerose piccole navi che la assistono perché è in difficoltà. Larghissime zone di mare fluorescenti per la nafta che si è sparsa.
E’ un momento penoso e triste.

13 Novembre 1940
Crociera su Lecce.

14 Novembre 1940
Crociera su Lecce. Alle 13,30 parto su allarme per ricognitore nemico verso S. Maria di Leuca con esito negativo.

16 Novembre 1940
Crociera di protezione su Taranto. Le cose vanno non bene in Albania.

17 Novembre 1940
Crociera su Taranto

18 Novembre 1940
Durante la notte è giunto l’ordine immediato di trasferimento della mia sola squadriglia in Albania.
Alle 11,15 atterro a Valona. La breve traversata del Canale di Otranto è effettuata a pelo delle onde poiché il tempo è burrascoso, pioggia e nubi bassissime impediscono altra soluzione.
Il campo di Valona è tutta una palude per la pioggia dei giorni scorsi. Incontro amici di altri reparti che ci avevano preceduti. Mi raccontano dei loro combattimenti e delle loro azioni.

19 Novembre 1940
Ci trasferiamo a Berat dove dovremo consegnare i nostri apparecchi a due squadriglie comandate dal Magg. Mastragostino che hanno diversi aerei inefficienti. Siamo in attesa dell’ordine.

20 Novembre 1940
Alle 14,30 decollo come I° gregario del Cap. Fiacchino per un volo di crociera in zona Kastoria. Siano aggregati al gruppo di Mastragostino che porta la formazione. Tempo pessimo, pioggia, montagne impervie sotto di noi. Zizzagare in mezzo alle nubi. Sull’obbiettivo, ad intervalli, pattuglie di bombardieri che sganciano.
Dormiamo in una scuola albanese. Vicino a questa vi è una moschea mussulmana e sul minareto il muezzin sale alcune volte al giorno invocando a gran voce Allah.

21 Novembre 1940
Il tempo è pessimo. Il nostro campo è quasi completamente allagato e impantanato. Sulla strada che lo fiancheggiano passano numerosi gruppi di cavalli che portano sulla schiena grossi carichi. Viene portata al medico del campo la moglie di un capitano albanese che durante un bombardamento avvenuto nella notte nelle nostre vicinanze è stata ferita.
Al pomeriggio, data l’impossibilità dei decolli, visito Berat che è solo un grosso paese. In un negozio, che è un bugigattolo ma vende tutto, compero dei calzettoni di lana. La popolazione è mista tra  musulmani e ortodossi.
Nella strada principale incontro due preti ortodossi con grandi barbe. Uno di essi porta al collo un grande medaglione smaltato ed è un vescovo e viene guardato con molto rispetto dai passanti. In una piccola piazza sono esposti molti capretti e pecore macellati sul posto.

22 Novembre 1940
Decollo alle 13,35 gregario del Cap. Fiacchino per una scorta diretta agli S79 zona Perati. Nella corsa di decollo il mio aereo sembra un idrovolante in un turbine di acqua e fango. Sappiamo che la RAF ha inviato su questo fronte grosse formazioni di aerei. Ci viene raccomandata la massima attenzione perché nella zona opereranno anche dei Ro37 facilmente attaccabili dal Gloster e dai PZL.
Un grosso pattuglione di Gloster Gladiator infatti, l’altro giorno, ha sorpreso sul campo di Goritza una nostra squadriglia che stava atterrando abbattendo quattro dei nostri. Un’altra nostra pattuglia che arrivava ha ingaggiato un furioso combattimento, gli inglesi se ne sono andati ma purtroppo  il loro fulmineo colpo era riuscito. I quattro caduti erano miei carissimi amici di Campoformido.

25 Novembre 1940
Sembra che noi dobbiamo lasciare qui gli apparecchi e una parte dei piloti. Dovremo tornare in Italia per ricostituire la squadriglia. Con un Caproncino vado a Valona per ricevere alcune comunicazioni per il mio comandante e subito rientro a Berat.

26 Novembre 1940
Vado a Tirana con il Cap. Fiacchino. Domani dovremo tornare con aereo da trasporto in Italia a Grottaglie per ricostituire la nostra squadriglia.

11 Dicembre 1940
Stiamo aspettando i nuovi apparecchi. Giunge invece una pattuglia di nuovissimi CR42 che devono essere trasferiti in Libia.

12 Dicembre 1940
Giunge l’ordine che i CR42 arrivati ieri siano da noi trasportati in Libia e che il personale che li ha portati a Grottaglie deve rientrare a Torino. Non abbiamo finora pilotato dei CR42 e quindi facciamo subito il passaggio. Faccio due voli. L’aereo è estremamente maneggevole rispetto al G50 e lo provo in tutte le manovre acrobatiche.

14 Dicembre 1940
Partiamo con i CR42 da Grottaglie e dopo due ore siamo a Palermo. Trovo il Magg. Brambilla che comanda i Macchi 200 che vanno su Malta e il mio caro amico Martina. A sera in un albergo requisito.

15 Dicembre 1940
Tempo proibitivo. Non si può proseguire. A sera allarme.

16 Dicembre 1940
Partiamo per Pantelleria. Appena atterrati portiamo i nostri aerei in una galleria scavata nella montagna. Poco dopo arriva un gruppo completo di CR42 comandati dal Magg. Falconi che era stato il mio comandante di squadriglia in Spagna. Tra i piloti di questo gruppo trovo il Serg. Sironi che è di Legnano, e così facciamo conoscenza. Nel primo pomeriggio questo gruppo riparte per Tripoli Castel Benito e anche noi li seguiamo. Il tempo è pessimo.
Fra le nubi perdiamo di vista il gruppo di Falconi. Il tempo peggiora in modo tale che Fiacchino decide di rientrare  a Pantelleria.

17 Dicembre 1940
Le cose vanno molto male in Libia e vi è estrema necessità di rinforzi, ma il tempo è proibitivo. Malgrado la nostra impazienza nulla da fare.

18 Dicembre 1940
Le condizioni atmosferiche sono sempre pessime, ciò malgrado tentiamo la partenza. Le nubi sono scure e compatte. Ci infiliamo nei possibili corridoi  dalle onde del mare sino ai 6.000, compiamo continue deviazioni.  Il mare sotto di noi ha un colore piombo scuro. Pioggia violenta, lampi, turbolenze fortissime.  Sono ilo gregario del Cap. Fiacchino e vedo il volto assorto e preoccupato. Si ritorna indietro. La visibilità è molto ridotta. Con i vari spostamenti che abbiamo fatto avremo difficoltà a ritrovare l’isola che è piccola. Siamo a pochi metri sul mare e sulle nostre teste lo strato di nubi è bassissimo. Controllo con il mio orologio i minuti che dovremo impiegare a raggiungere l’isola. Ad un tratto intravvediamo un piccolo lembo di costa rocciosa. Siamo spostati e viriamo a destra. Raggiungiamo la costa con comprensibile sollievo. Il campo è sopra la montagna. Le nubi lo sfiorano e ci lasciano appena lo spazio per infilarci all’atterraggio. Con il motore acceso entriamo in fila indiana nella galleria. Scendiamo. Gli specialisti spingono ogni aereo sull’ascensore che li porta al piano superiore. Un’ora e mezza di volo veramente drammatico.

20 Dicembre 1940
Il tempo migliora e partiamo per Castel Benito che raggiungiamo alle tre del pomeriggio. Decentriamo gli apparecchi. Gli hangar esistenti sono notevolmente distrutti dai quasi quotidiani bombardamenti. Alla sera andiamo in città con l’autobus. Ceniamo per dimenticare gli sgombri in scatola che erano il solito menù di Pantelleria. Rimpiangiamo invece il vino di Pantelleria che ci teneva molto allegri. Giriamo per Tripoli che è veramente  bella ed alle 22 l’autobus ci riporta al campo. Dormiamo in belle costruzioni stile arabo, ma non appena a letto l’allarme ci fa subito vestire.
Durante la giornata sono arrivati molti aerei di rinforzo dall’Italia. Indubbiamente gli inglesi ne sono stati informati  e da Malta cominciano ad arrivare i Wellington ed i Blenheim che giungono in piccole formazioni intervallate. Le bombe cadono. Noi siamo in una trincea scavata tra gli eucalipti e seguiamo tutto il movimento. Vediamo numerosi incendi. Un S82 è in fiamme. Nella sua fusoliera vi sono tre siluri. Malgrado l’accorrere del personale nulla da fare. Si cerca di spostare gli apparecchi che sono nelle vicinanze. Fortunatamente vi è un intervallo prima dell’arrivo di altri nemici.
L’esplosione dei siluri sull’ S82 è inevitabile. Quando questa avviene è di una violenza inaudita. L’aria freme come un vento di uragano.  Schegge infuocate si spargono per centinaia di metri e vanno a colpire molti apparecchi. Arriva un’altra ondata. Il fuoco illumina così bene che permette loro di colpire con precisione. La nostra antiaerea ha fatto quello che ha potuto. Tutto finisce, ma nessuno di noi dorme ed alle prime luci dell’alba possiamo constatare i danni.  Più o meno gravemente sono colpiti un S83, un G50 ed una quindicina di velivoli vari fra cui quattro di quelli portati da noi. I nostri però sono facilmente riparabili.

21 Dicembre 1940
Porto il mio aereo che era intatto in un campo all’interno verso il Garian. Si chiama Bir El Gnem. Mi riporta a Tripoli un bimotore coloniale. Sorvoliamo il deserto, si intravvede solo qualche pista carovaniera. I due piloti del bimotore incominciano a fare delle deviazioni. Hanno seguito una pista che ci porta fuori rotta e poi finalmente puntano a Nord sin quando vedono la costa e la seguono sino a Tripoli. Che navigatori questi ricognitori del deserto!.

22 Dicembre 1940
Nelle prime ore di luce vengo inviato d’urgenza a proteggere un convoglio diretto a Tripoli che durante la notte è stato attaccato ed ha perso una nave per attacco di sommergibile nemico. Vengo informato delle modalità di avvicinamento alle navi che vengono cambiate con cifrario ogni giorno.
Fa coppia con me un altro CR42 pilotato da Sgubbi che mi segue fedelmente come un’ombra. Al punto segnalatomi avvisto in lontananza le navi del convoglio. Sono protette da due cacciatorpediniere.
Eseguo scrupolosamente tutte le procedure indicatemi, prima di incominciare il mio carosello intorno alle navi. Tutto va bene. Sono a 200 metri di quota quando i due cacciatorpediniere sparano una salva di cannonate che sfiorano di poco i nostri due apparecchi. Ho il cuore in gola perché penso che le navi siano attaccate da qualche aereo nemico che io non ho visto. Guardo da tutte le parti e non vedo nessuno. Faccio un largo giro intorno al convoglio per vedere se vi è qualche sommergibile che, anche se immerso, è facilmente individuabile  ma non vedo nulla. Respiro meglio. Quale responsabilità sarebbe pesata sulle mie spalle se qualche aerosilurante avesse fatto un attacco alle navi senza che me ne accorgessi.
Mi convinco che le salve che per poco non ci abbattevano erano rivolte a noi due.    Sfogo la mia rabbia e per quasi due ore giro intorno agli scafi a volo rasente sfiorando le loro fiancate in un primo tempo e poi allargando e alzandomi di più per osservare la zona di mare che ci circonda. Al giusto momento vedo in lontananza arrivare la coppia di CR42 che mi deve dare il cambio. Essi compiono regolarmente tutte le procedure di avvicinamento, come le avevo fatte io e incominciano il carosello. Nello stesso momento i due cacciatorpediniere inviano loro una salva di cannonate. Si ripete così la fragorosa accoglienza che i nostri cari marinai hanno riservato alla mia pattuglietta.
Faccio un’ultima puntata sul cacciatorpediniere di testa sfiorandolo agitando furiosamente il mio braccio sinistro e rientro a Castel Benito. Appena a terra riferisco al Cap. Fiacchino la mia avventura e subito provvedono affinchè la pattuglietta che darà il cambio a quella che mi ha rilevato, non abbia la stessa nostra accoglienza.
La coppia che mi ha rilevato era quella del Ten. Ceccotti. Appena atterra ci scambiamo le nostre opinioni sulla Marina, con la consolazione che la pattuglia che lo ha rilevato non ha avuto il privilegio di una così regale accoglienza.

22 Dicembre 1940
Al fronte urgono rinforzi. Il Cap. Fiacchino, Sgubbi, Jellici ed io veniamo portati con un bimotore a Bir El Gnem dove prenderemo i nostri apparecchi intatti per proseguire verso Tobruk. Ceccotti e gli altri ci raggiungeranno in seguito non appena i loro aerei saranno efficienti.
Decolliamo verso Uadi Tamet nella Sirte. IL volo è panoramicamente interessante. Quando arriviamo sulla Sirtica siamo accolti dal ghibli. Questo vento solleva un minutissimo pulviscolo di sabbia che riduce notevolmente la visibilità. Avvistiamo il campo di atterraggio che è delimitato da quattro bidoni vuoti di benzina e da una baracca che ospita i pochi uomini addetti al rifornimento. Atterriamo. Ci viene incontro uno specialista tutto imbacuccato per non respirare sabbia. Gli si vedono solo gli occhi. Facciamo rifornimento e  ridecolliamo diretti a Bengasi. Sorvoliamo l’arco dei Fileni sulla Balbia, Agedabia e a Ghemines ci abbassiamo compiendo un giro sul posto di avvicinamento per farci riconoscere. Atterriamo a Berka.

24 Dicembre 1940
Partiamo da Bengasi (Berka) per Derna dove atterriamo alle 13,30.
Qui vi è una sezione di CR42 d’allarme con pochi apparecchi ed un gruppo di CR42 che era a Caselle Torinese. Trovo diversi amici.
E’ la vigilia di Natale e tutti questi cari colleghi hanno fatto l’impossibile per preparare un vero cenone con un menù che da mesi non conoscevamo. Siamo accolti con grande cordialità e naturalmente siamo invitati anche noi al loro famoso cenone. Passiamo la serata in allegria anche se sentiamo la nostalgia delle nostre lontane case. Il Col. Cassinelli che comanda tutta la Caccia è con noi. Il  Gruppo che ci ospita ha duramente combattuto in queste ultime settimane per contenere l’offensiva inglese.

25 Dicembre 1940
Il gruppo che ci ospita parte in azione per scortare gli S.79 che vanno a bombardare delle navi nel porto di Sollum. Per completare la formazione vengono aggregati alla stessa il cap. Fiacchino e Jellici.
Al rientro cattive notizie. La forte contraerea ha colpito quasi tutti più o meno. Inoltre si è ingaggiato un furioso combattimento contro una formazione di Hurricane. Due di essi sono stati abbattuti, ma  due S79 colpiti dalla contraerea sono stati abbattuti. Del gruppo caccia manca un pilota abbattuto e si ha la notizia che Jellici è stato ferito alla gola ed ha atterrato a Ain en Gazala. Fiacchino è furioso perché Jellici si era staccato da lui dopo la prima puntata ed era rimasto un po’ isolato quando è stato colpito. So per esperienza che in un combattimento, dopo il primo attacco in formazione, inevitabilmente si fraziona in singoli duelli.
Sono tutto il giorno vicino al mio apparecchio pronto per partire su allarme.

26 Dicembre 1940
Sono aggregato alla sezione di allarme. Siamo in tre dall’alba al tramonto in una tenda. Gli apparecchi a pochi metri con i motori che sono tenuti sempre caldi per immediata partenza.

29 Dicembre 1940
Verso le 14 una formazione di Blenheim venuta dal mare e non avvistata, bombarda Derna. Immediato decollo dirigendo su Derna cabrando al massimo a pieno motore. I bombardieri, effettuato lo sgancio, dopo la virata si sono allontanati in mare aperto. L’inseguimento è infruttuoso e non riesco  a vederli. Sono veloci quanto i nostri aerei e, se non si è già in quota è quasi impossibile intercettarli.

30 Dicembre 1940
Ho qualche ora libera. Avevo notato in fondo al campo un CR42 completamente bruciato. Ho saputo che era un apparecchio del gruppo Falconi che ci aveva preceduto da qualche giorno. Non so come, ma ho avuto la curiosità di andare a vederlo. Mi avevano detto che si era incendiato durante la messa in moto. Dietro al seggiolino ho visto una valigia di paracadute mezza bruciata, ma che  aveva salvaguardato il suo contenuto. La mia sorpresa è stata grande quando in mezzo alla biancheria ho trovato delle carte e delle lettere che mi indicavano l’appartenenza al Serg. Sironi, mio concittadino che avevo incontrato a Pantelleria. Ho raccolto il tutto.  Sapevo che il suo gruppo era ad Ain el Gazala e che anche noi eravamo in  procinto di raggiungerlo, ripromettendomi di consegnare il tutto.

31 Dicembre 1940
Con un camion arriva Sironi per recuperare la sua valigia. Mi dice che egli aveva lasciato il suo apparecchio per andare in auto a Ain el Gazala per predisporre l’arrivo del suo gruppo. Dopo l’incendio nessuno si era accorto o si era preoccupato di recuperarla. In conclusione egli si era trovato solo con la roba che aveva addosso ed aveva fatto il viaggio per recuperarla. Quando gli ho detto che la valigia era in mie mani ha tirato un sospiro di sollievo.

4 Gennaio 1941
Col Cap. Fiacchino e con Sgubbi decolliamo per raggiungere Ain el Gazala.
Abbiamo avuto ieri pomeriggio un improvviso bombardamento da parte di sei Blenheim. Non ci era giunto nessun allarme. Ce ne siamo accorti solo sentendo il fischio delle bombe che cadevano da alta quota. Ci siamo buttati a terra mentre le schegge delle bombe sfioravano sibilando le nostre teste.  Le bombe erano cadute vicinissime alla nostra tenda ed ai nostri apparecchi. Un nostro motorista che cercava di mettere in moto un nostro aereo è rimasto ferito come pure due soldati di una piccola postazione antiaerea.
Ad Ain el Gazala trovo il mio amico Casero, fratello del colonnello. Con lui dormo in una specie di grotta.

5 Gennaio 1941
Verso le 8 arrivano due Hurricane. Uno rimane in quota  e l’altro scende a volo rasente a mitragliare i nostri apparecchi. Dopo due passaggi, con una cabrata raggiunge il suo compagno che a sua volta si abbassa a mitragliare.
Finita l’operazione se ne vanno disturbati solo dal tiro di pochissime mitragliatrici antiaeree. Assisto a tutta la scena da una trincea nelle immediate vicinanze.  Siamo aggregati al gruppo Falconi che va in azione. Con essi parte anche Fiacchino. Il campo deve essere abbandonato. Gli inglesi sono vicinissimi. A terra sono rimasto con l’incarico di portare a Tmimi apparecchi che frettolosamente gli specialisti stanno mettendo in condizione di trasferirsi. Il gruppo, dopo l’azione, atterrerà a Tmimi.
Appena gli apparecchi sono pronti, tre più il mio. Sono il loro capo pattuglia. E’ mezzogiorno quando stacchiamo le ruote. Mentre prendo la rotta per Tmimi vedo due CR42 che arrivano dalla parte di Derna e planano per atterrare. Mi meraviglio che qui giungano  apparecchi quando tutto è sgomberato in tutta urgenza. Dopo venti minuti di volo atterro a Tmimi. Molti mi corrono incontro. Mi dicono che da una radio campale hanno avuto la notizia dell’abbattimento di due CR42 sul campo di Ain el Gazala. Posso dire loro di averli incontrati appena avevo staccato le ruote da terra e della mia perplessità nel vederli arrivare.
Quando arriverà il camion degli specialisti che avevano assistito alla mia partenza ed all’arrivo dei due CR42 sapremo come si è svolto il fatto. Il loro racconto è questo:
Non appena la mia pattuglia si era staccata, giungevano sul campo due Hurricane che piombavano sui due CR ormai quasi con le ruote per terra per atterrare e fulmineamente li abbattevano. Si tratta del S.Ten Abello e del Serg. Pardino del gruppo Falconi che per inconvenienti tecnici alcuni giorni prima erano rimasti a Derna ed ora raggiungevano il loro gruppo non essendo a conoscenza dello sgombero del campo. Io credo che siano gli stessi Hurricane che alcune ore prima ci avevano mitragliato gli apparecchi. Il polverone di sabbia  sollevato dalla partenza della mia pattuglia aveva certamente richiamata la loro attenzione ed i due che atterravano sono state le loro vittime. Per poco poteva capitare anche a me ed ai miei gregari se fossimo stati sorpresi nella delicata fase di decollo.

6 Gennaio 1941
Ci trasferiamo tutti a Derna. Appena atterrato incontro il Magg. Baylon ed altri pochi piloti del mio gruppo di Grottaglie che sono giunti qui con i G50. Arrivano due pattuglie di Blenheim che sganciano le loro bombe. Tuffo precipitoso in una trincea. Esplosioni vicine e schegge che fischiano sopra le nostre teste.
Nel pomeriggio ho l’incarico di portare un CR42 a Bengasi all’officina riparazioni.  Consegno l’apparecchio. Sono stanchissimo. Trovo un letto nella palazzina sottufficiali e mi addormento di colpo in un sonno così profondo che non mi fa sentire nemmeno la sirena dell’allarme. Mi sveglio di colpo all’esplosione delle bombe che cadono vicinissimo. Mi butto per terra. I vetri della finestra vanno in frantumi. Esco dalla palazzina e vedo davanti a me un hangar che brucia. Sono in combinazione di volo e corro verso il corpo di guardia mentre arriva la seconda ondata. Mi butto nel fossato vicino all’ingresso del campo. Sento le grida ed i lamenti di una donna araba che era stata colpita. Dopo le esplosioni cerco un posto più sicuro. Tutto per il momento è finito. Vedo nelle vicinanze una specie di trattoria. Gli avventori ed il proprietario sono rifugiati in cantina. Quando risaliamo, passando per la cucina vedo dei polli che stanno per essere cucinati. Chiedo se posso fermarmi a mangiare perché ho anche molto appetito. Mi dicono che li avevano preparati per altre persone che però certamente non verranno in questa buriana. Con altri  tre ci mettiamo d’accordo per farne arrostire uno. La cuoca è una giovane araba che trema tutta e continua una cantilena di parole per me incomprensibili. In un’ora il pollo è pronto e lo gustiamo con entusiasmo. E’ ormai tarda sera. Non facciamo in tempo a finire la nostra cena che la sirena suona nuovamente l’allarme. Tutti giù in cantina. La giovane cuoca araba trema e si dispera. La moglie del proprietario della trattoria e la loro figlia cercano di calmarla e consolarla inutilmente.
Le bombe cadono, ma lontano da noi sul porto. Raggiungo di nuovo il mio letto nella camera senza vetri e con il soffitto puntellato e dormo profondamente sino al mattino.

11 Gennaio 1941
Partiti per un trasporto di apparecchi dall’Italia che doveva durare pochi giorni. Imprevedibilmente siamo in giro da quasi un mese con le sole cose  che abbiamo indosso. Dobbiamo rientrare in Italia a Grottaglie per la ricostruzione della nostra 151^. Un quadrimotore S.84 dei trasporti ci porta a Tripoli dove ci imbarcheremo sul transatlantico  “Conte Rosso” fino a Napoli.

22 Gennaio 1941
Sono a Grottaglie. Il viaggio sul “Conte Rosso” in convoglio con altre grosse navi scortate da cacciatorpediniere è stata un’altra esperienza. Il mare, appena partiti, era molto agitato. I cacciatorpediniere scomparivano e apparivano nella voragine delle onde. Ad un certo punto ci lasciarono perché non riuscivano a tenere un mare così tempestoso di forza sei. La navigazione era tutto uno strano andamento. Cambiamenti di direzione frequenti. Timore di essere attaccati dai sommergibili. Quasi tutti stavano male e nella sala dove andavamo a mangiare eravamo in pochi. Potevamo avere in quantità tutto ciò che volevamo.
 Il Cap. Fiacchino che doveva essere qui con gli altri non arriva. Motivo: la squadriglia non si ricostituisce più. Con me c’è il Ten. Colombo della 152. Vi sono qui due G50. Ci dicono che dobbiamo portarli in Libia al nostro Gruppo del Magg .Baylon che ho visto a Derna.

24 Gennaio 1941
Faccio un volo di prova del G50 e mi preparo alla partenza.

25 Gennaio 1941
Contrordine: il ten. Colombo ed io siamo assegnati al gruppo “Asso di Bastoni” che è qui con i Macchi 200. I G50 saranno inviati in Albania.

26 Gennaio 1941
Parto per licenza a Legnano. Alla famiglia Sironi porto i saluti e le novità del figlio. Il giorno successivo viene a casa dei miei il padre di Sironi piangente ed angosciato. Ha ricevuto comunicazione che il figlio è dichiarato disperso. E’ un momento penoso.

3 Febbraio 1941
Arrivo a Brindisi alla 372^ squadriglia dell’Asso di Bastoni.  Sono stanco e non ho dormito. Penso di riposarmi, ma subito il Cap. Farina che la comanda mi dice di fare il passaggio sul Macchi 200. Faccio un breve volo sul campo col Ca.164 mentre scaldano il motore del Macchi. Scendo dal Ca.164 e salgo sul Macchi. Decollo e intanto che prendo quota mi famigliarizzo con la sua strumentazione. Inizio una serie di virate sempre più strette. Appena metto il muso in leggera picchiata col motore a regime normale i 500 Km/ora sono facilmente superati. La stanchezza mi è passata. L’apparecchio mi entusiasma ed eseguo tutta la serie di manovre acrobatiche. Sono entusiasta, benchè l’apparecchio richieda un pilotaggio delicato per la tendenza che ha di partire in autorotazione, ma la mia esperienza sul G50 mi ha indubbiamente giovato. I compagni di squadriglia hanno seguito la mia esibizione. Devo averli  impressionati più che favorevolmente, tanto che il Cap. Farina telefona subito a Grottaglie al Magg. Favini che comanda il Gruppo per dichiararmi pronto all’impiego immediato sul nuovo aereo.

10 Febbraio 1941
La squadriglia è in piena efficienza perché si attende l’immediato impiego in Grecia, perciò solo io sono stato autorizzato a volare. Sul campo c’è un gruppo di  bombardieri Cant Z.1007. Quando vedono mettere in moto il mio aereo tutti assistono alla mia esibizione ed in questi giorni ho fatto giornalmente il volo acrobatico.
Naturalmente metto tutto il mio impegno per accontentare il pubblico.

11 Febbraio 1941
Decollo su allarme per un ricognitore segnalato su S. Maria di Leuca, non trovo nulla.

20 Febbraio 1941
Oggi, come ieri, ho fatto due partenze su allarme. Infruttuose. Abbiamo le segnalazioni di aerei nemici molto in ritardo così che possono andarsene indisturbati.

22 Febbraio 1941
Ho portato ieri a Grottaglie un CR42 per la caccia notturna ed oggi rientro a Brindisi  con il Ca.164.

26 Febbraio 1941
Decollo per una crociera di vigilanza per allarme a Valona e Saseno. Al pomeriggio altra partenza su allarme.

1 Marzo 1941
Nel tardo pomeriggio crociera di vigilanza per allarme su Taranto.

4 Marzo 1941
Con la Caprona vado a Grottaglie e riporto a Brindisi il bauletto di biancheria e la mia bicicletta che avevo lascito in custodia fin dallo scorso dicembre.

8 Marzo 1941
Incomincia la nostra offensiva. Alle 10,50 decollo per scorta ai Cant Z zona Trebeshini. Nel pomeriggio ripeto la scorta ai Cant Z in zona Togliari.
Dalle esplosioni delle bombe mi rendo conto della potenza dei bombardamenti.

9 Marzo 1941
Dopo la preparazione di ieri, oggi è scattata l’offensiva delle truppe a terra.
Alle 13 decollo per scorta bombardieri S.79 e BR.20 a Mazara i Pesari.
Sull’obbiettivo incontriamo una formazione della RAF di 20 e più Gloster Gladiator che cercano di attaccare i bombardieri. Li intercettiamo e li attacchiamo decisamente.
Dopo la prima partenza i Gloster si sparpagliano e così ognuno di noi cerca il suo bersaglio. Ho nel collimatore un Gloster mimetizzato. Sparo mentre esegue una strettissima virata a destra per sfuggire. Il mio aereo è molto più veloce del suo ed il Gloster, meno veloce, può stringere di più la virata. Eseguo una virata cabratissima a destra ed esco dalla virata in picchiata perché ho davanti a me un altro Gloster. Posso lanciargli una lunga raffica. La mia mitragliatrice di sinistra si inceppa. Non ho il tempo di tentare di disincepparla perché intorno piovono apparecchi amici e nemici. A circa 700 metri riesco a collimare un Gloster e gli sparo sino a 200 metri di distanza
una raffica con la sola mitragliatrice sinistra. Sono molto teso e mi sembra di sudare. Dal retrovisore vedo un’ombra dietro la mia coda.  Volto indietro rapidamente la testa mentre inizio una fortissima cabrata. Riconosco dietro a me un altro Macchi. Non vedo più nessuno. Il Macchi si affianca a me e vedo il Ten. Pittoni della mia squadriglia. Il combattimento si è risolto in pochi minuti. Giriamo un po’ e scorgiamo gli apparecchi del nostro gruppo che si stanno riunendo ed anche noi riprendiamo il nostro posto. A terra animate discussioni. Nessun danno ai bombardieri. Il ten. Pittoni mi dice che quando ho attaccato l’ultimo Gloster si era messo alle mie spalle per proteggermi la coda e dice di aver visto chiaramente giungere a segno i miei colpi. Più tardi le notizie giunte dalle linee indicano l’abbattimento di due Gloster.
L’equipaggio di un S.79 sul quale volava il  ministro Ciano, reclamerebbe per sé l’abbattimento di un Gloster?!.
Colpi sparati 198 quasi tutti con la sola mitragliatrice destra.

11 Marzo 1941
Scorta ai Cant.Z zona Caizza-Rodin-Aminocasit-Anilatasi. La RAF ha rinforzato la sua aviazione con Hurricane e si è visto gironzolare anche qualche Bloch 151. Stiamo molto attenti, ma non incontriamo avversari.

13 Marzo 1941
Scorta ai bombardieri S.79 zona quota 1308. Sotto di noi i combattimenti terrestri sono furiosi e micidiali. Nessun avvistamento.

14 Marzo 1941
Ripetiamo la scorta ai 79 zona quota 1308 al mattino. Nel pomeriggio andiamo a Lecce da dove decolliamo per una crociera di vigilanza e protezione zona Tepelini-Klisura. Mentre siamo in crociera continuano a giungere a ondate successive molte formazioni di bombardieri Br.20 –S.79-S.81 – Stukas.
Siamo sui 6.000 metri, sopra di noi vi è un’altra squadriglia di Macchi. Ad un tratto vedo un Macchi che mi passa vicino a candela. Era della formazione più alta ed al momento penso che stia picchiando così velocemente per attaccare qualche nemico. Mi guardo bene intorno ma non vedo nessuno. Seguo nella picchiata il Macchi senza allontanarmi dalla mia formazione e vedo che è entrato in una vite strettissima e lo perdo di vista. Rientriamo a Brindisi alla fine dell’azione e siamo informati che il Macchi è precipitato. Si ritiene che il pilota sia stato colto da malore probabilmente per il cattivo funzionamento dell’impianto di ossigeno.

15 Marzo 1941
Andiamo a Lecce e ridecolliamo per scorta ai bombardieri a Janina. Rientriamo a Brindisi. Sembra che l’offensiva nostra non abbia potuto conseguire lo sfondamento del fronte nemico. L’impiego dell’aviazione è stato intensissimo e poderoso.

21 Marzo 1941
Al mattino decollo per scorta indiretta S.79 sul Canale d’Otranto.
Nel pomeriggio facciamo una prova di mitragliamento su un campo d’aviazione al poligono di Punta Contessa. Successivamente ci trasferiamo a Lecce. Andiamo a dormire in città in un albergo in un salone che è adiacente alla sala da pranzo, ma fino a tarda ora siamo disturbati da continui rumori e voci di avventori.

22 Marzo 1941
E’ notte profonda quando ci riportano al campo. Stanno già scaldando i nostri motori. Subito una riunione per definire i particolari di una azione molto importante. Si tratta di distruggere al suolo gli aerei della RAF che sono dislocati sul campo di Paramithya. Caccia e bombardieri Wellington e Blenheim.
Una grossa formazione di Br.20 bombarderà oltre che con bombe normali anche con bombe ritardate ad intervalli di tempo. Due squadriglie del nostro Gruppo Asso di Bastoni faranno la protezione ai bombardieri ed ai sei Macchi che, appena sganciate le bombe dai BR20 si butteranno per un mitragliamento a volo radente sugli apparecchi che sono parcheggiati.
Sono scelto tra questi sei.
Partiamo alle prime luci. I BR.20 fanno rotta diretta così che da Corfù vengano segnalati, tanto che a Paramithya siamo accolti dal fuoco di una nutritissima contraerea. Inoltre i caccia hanno fatto in tempo a decollare. Ci aspettano. I BR.20 sganciano fallendo l’aeroporto e le bombe cadono nelle  immediate vicinanze. I Gloster intervengono. I Macchi di scorta li attaccano mentre noi sei ci buttiamo a volo rasente. Facciamo il nostro passaggio mitragliando mentre abbiamo in coda dei Gloster che ci attaccano. Con una poderosa cabrata li stacchiamo ma più in alto ne troviamo altri con i quali ingaggiamo un combattimento molto frazionato. Me ne trovo uno che è in virata e gli invio una lunga raffica quando l’ho nel collimatore. Il Gloster si rovescia e sparisce sullo sfondo del terreno. Mentre ci raggruppiamo vedo a terra alcune colonne di fumo nero e rientriamo insieme ai nostri protettori. Ho sparato 242 colpi.
A terra siamo nervosi ed arrabbiati. L’azione non è riuscita secondo il nostro intendimento e viene subito presa la decisione di ritornare noi soli, senza il   bombardamento, arrivando verso le 13,30, cercando di sorprenderli nei momenti vicino ai pasti quando l’attenzione è un po’ allentata.
Rifornimento ai nostri apparecchi ed alle nostre armi. Noi sei, questa mattina abbiamo potuto vedere magnificamente la disposizione ed il decentramento degli apparecchi nemici e quindi andremo a colpire bersagli ben identificati e ben impressi nella nostra memoria, dando la preferenza agli aerei da bombardamento.
Decolliamo e, come stamattina,  le altre due squadriglie del nostro gruppo ci proteggeranno durante il nostro attacco a volo radente. Ci viene però ordinato di fare un solo passaggio. Facciamo un largo giro sul mare verso sud in modo da non essere segnalati e poi puntiamo su Paramithya come se venissimo da Atene. Il piccolo trucco funziona e noi sei piombiamo sul campo in piena velocità. Ognuno di noi ha avuto il tempo, durante l’affondata, di scegliere il suo obbiettivo.  Mi sono scelto un Wellington che centro perfettamente e mentre lo sorvolo vedo sagome umane che si buttano per terra mentre la contraerea incomincia a spararci da tutte le parti.
Un’impennata ci porta in pochi secondi fuori tiro e mentre raggiungiamo i nostri protettori possiamo vedere il risultato del nostro passaggio. Due Wellington ed un Gloster bruciano e le fiamme nere salgono nel cielo. Siamo ancora in vista del campo quando vediamo distintamente delle grandissime esplosioni. Atterriamo a Lecce soddisfatti. Siamo stanchissimi, ma quando nel pomeriggio un nostro ricognitore ci porta le fotografie fatte dopo la nostra incursione, la stanchezza scompare e siamo tutti euforici. Ho sparato 275 colpi.
Risultato della giornata: nel combattimento del mattino risultano risultano da noi abbattuti due Gloster sicuri ed uno probabile. Nella nostra incursione delle 13,30 risultano incendiati a terra due Wellington ed un Gloster. Ma non è tutto.   Sapremo dagli informatori che quando abbiamo incendiato i due Wellington questi erano carichi di bombe e l’incendio degli stessi ha provocato l’esplosione delle bombe che a sua volta ha fatto esplodere le bombe accatastate vicino a questi apparecchi per fenomeno di simpatia causando gravissimi danni. Si spiegano così le esplosioni che avevamo notate quando iniziavamo il nostro rientro. A sera rientro a Brindisi.

26 Marzo 1941
La RAF non ha digerito il nostro colpo e questa mattina all’alba è venuta a Lecce per ricambiare la nostra visita. Diversi apparecchi mitragliati. I cinque Blenheim avevano simulato l’atterraggio e con carrello estratto avevano ingannato il nostro personale che li aveva creduti dei BR.20.
Da Brindisi andiamo a Lecce e a mezzogiorno cercheremo di restituire le loro cortesie. Si ripete quindi la nostra incursione a volo rasente. Ancora sono tra i sei prescelti. Quando però arriviamo troviamo Hurricane e Gloster che ci attendono. In alto la zuffa si accende ed i nostri protettori fanno il loro dovere. Mentre eseguo il mio passaggio con relativa raffica su un Blenheim mimetizzato color sabbia,  vedo che dietro ad ognuno dei miei compagni che mi hanno preceduto nell’affondata si infila in coda un Gloster. Eseguo la mia cabrata dopo circa un chilometro dai bordi del campo e guardandomi in coda vedo che anch’io ho alle spalle il mio Gloster. La mia velocità e la mia capacità ascensionale lo staccano con facilità e punto verso Corfù prendendo sempre quota riunendomi ai miei sparsi amici. Proprio su Corfù avvistiamo uno sciame di caccia nemici che certamente sono partiti su allarme da un altro campo, probabilmente quello di Janina, ma la nostra quota e la nostra velocità non permettono loro di intercettarci.
La nostra autonomia è ormai ridotta e non è prudente per noi attaccarli.
Colpi sparati 239.

28 Marzo 1941

Parto su allarme, ma devo riatterrare perché il carrello non mi rientra.

29 Marzo 1941

Dalle prime luci del giorno siamo in allarme e andiamo a Lecce. Pieno ai serbatoi e poi decollo per protezione in mare aperto di una nostra squadra navale che dirige verso Taranto. Durante la notte questa squadra ha avuto una tragica vicenda.
Tre incrociatori : -  POLA – ZARA -FIUME  e due cacciatorpediniere ALFIERI – CARDUCCI sono stati affondati in combattimento. La nave da battaglia  VITTORIO VENETO  è colpita da siluri.
Arriviamo sulla nostra formazione e incominciamo a girarle intorno a circa 150-200 metri di quota per proteggerla da eventuali attacchi di aerosiluranti, mentre più in alto vediamo degli Junker 88 tedeschi. Già da lontano vedevamo la lunga striscia di nafta che la Vittorio Veneto lasciava dietro di sé. La corazzata è circondata da una dozzina di  cacciatorpediniere. A quota così bassa possiamo distinguere bene ogni particolare. La nave viaggia a velocità ridotta ed è sbandata su un lato. Vedo distintamente un ricognitore Ro43 che è sulla catapulta di lancio. L’apparecchio è stato spazzato via  di una buona metà. E’ un momento penoso e siamo tutti tesi poiché da un momento all’altro possono intervenire aerei aerosiluranti inglesi che cercheranno di non lasciarsi sfuggire la preda già precedentemente colpita. Siamo consci della nostra responsabilità ed i nostri occhi sono in continua ed attentissima osservazione.
Le navi sono molto lontane dalla nostra base e la nostra autonomia ha un limite. Riceviamo il cambio da un’altra pattuglia di Macchi e rientriamo a Lecce.
Quando viene il nostro turno ripartiamo e ripetiamo la stessa protezione. E’ quasi notte quando veniamo informati che la nostra formazione navale è rientrata a Taranto senza altri inconvenienti. Durante la nostra seconda crociera di protezione gli apparecchi che incrociavano sopra di noi sulle navi erano molto più numerosi che nella prima.

4 Aprile 1941

Finisco il mio turno di allarme e ho qualche ora libera per recarmi in città per acquisti. Appena termino di mangiare, in perfetta divisa mi incammino verso l’uscita dell’aeroporto. Sto passando davanti agli apparecchi della mia squadriglia e sto salutando i miei colleghi che mi hanno dato il cambio, quando è segnalato ad altissima quota un ricognitore inglese che sta  sorvolando la verticale del porto. Fulminea messa in moto degli apparecchi d’allarme e quello di riserva. Corro vicino a questo, do il mio berretto al motorista e così con la mia divisa più nuova, senza combinazione, né casco, né occhiali, indosso il paracadute e decollo a tutta birra. Ho lo svantaggio di raggiungere i 7.000 mt. e se cabro troppo rapidamente perdo in velocità. Tengo una via di mezzo.  Il ricognitore dopo aver fatto il suo passaggio si mette in rotta di rientro a piena velocità e sotto linea di volo. Il mio inseguimento sino alle coste della Grecia non ha esito e devo rientrare.

6 Aprile 1941

Iniziano le operazioni contro la Jugoslavia.
Decollo per scorta a  nove Stukas Ju 87 italiani che si tufferanno nella baia di Cattaro per colpire navi da guerra in quella importante base navale.
La reazione contraerea è fortissima. Seguo gli Stukas nella loro affondata. Un cacciatorpediniere viene colpito. Un altro evoluisce  zizzagando nella baia per non essere centrato. Ad un tratto vedo uno Stukas che precipita, colpito dalla contraerea. Gli altri, eseguito il tuffo si  sparpagliano in varie direzioni. Non vedo aerei nemici ed ognuno di noi si mette sopra e vicino ad ognuno di questi sparsi apparecchi.
Siamo in rotta di rientro un po’ sparpagliati ed il picchiatello che proteggo è pilotato dal comandante della squadriglia. Avvicinandomi riconosco il Cap. Larcher che quando ero a Gorizia era l’aiutante di volo del Duca D’Aosta. Lo accompagno per tutta la traversata di mare e quando siamo a Brindisi  atterro mentre egli prosegue per la sua base di Lecce. Più tardi ho il dolore che lo Stukas abbattuto era pilotato dal mio carissimo  compagno di corso e amico Mascia.
 
10 Aprile 1941

Caccia su allarme. L’apparecchio  segnalatoci come nemico è tedesco.

13 Aprile 1941

Oggi due sfibranti azioni sulla base navale di Cattaro per protezione  a successive ondate di bombardieri. Posso seguire bene i loro sganci. Una nave è colpita in pieno.  Gli impianti sono devastati, grandi incendi si levano dai depositi di carburante. Per non farsi colpire un cacciatorpediniere evoluisce velocemente, ne vedo le curve della sua scia. Le bombe sembrano centrarlo.  Infatti così si saprà alla sera. Si tratta del cacciatorpediniere Lubianka.
Tutti questi voli su lunghi tratti di centinaia di kilometri su mare aperto sono affidati al buon funzionamento del nostro motore. Un piccolo guaio e si corre il rischio di finire ai pesci.

14 Aprile 1941

Crociera di protezione ai bombardieri  su Cettigne.
Dai nostri 6.500 metri vediamo che questo paese, che è il luogo natale della Regina Elena, è poco più di una piccola  borgata.

19 aprile 1941


Decollo per un mitragliamento mezzi motorizzati  sulla strada Kalipaki-Janina: automezzi veicoli di ogni genere al nostro passaggio sono fermi. Distinguo nettamente figure umane che saltano a terra e fuggono. Mi rimane impresso un grosso pullman  giallo-marrone  che non si accorge che stiamo mitragliando e, al rumore dei nostri aerei, corre zizzagando fermandosi subito quasi rovesciandosi contro il pendio della montagna.
Un’occhiata ai miei strumenti mi indica che la temperatura dell’olio sale rapidamente. Dietro front immediato perché vedo che dall’anello radiatore dell’olio ho una forte perdita. Chiudo il rubinetto escludendo il radiatore dal circuito dell’olio. Sono in  mezzo alle montagne e a molti kilometri dalle nostre linee perciò devo fare una rapida salita in quota perché il tragitto sino a Valona è tutto di alte montagne innevate. Sorveglio attentamente la temperatura che ad un certo punto,  benchè molto alta, si è stabilizzata anche perché raggiunta la quota che mi basta tengo il motore a  bassissima potenza. Ho l’impressione che durante il mitragliamento abbia ricevuto da terra qualche colpo di mitraglia o anche di fucile. Comunque tutto mi va bene e atterro regolarmente a Valona.
Con i motoristi di una squadriglia di cui sono involontario ospite esaminiamo il danno. Infatti una pallottola di striscio ha lesionato il radiatore. La sua immediata esclusione dal circuito di lubrificazione mi ha permesso di evitare peggiori guai. Mi sostituiscono il radiatore e nel tardo pomeriggio rientro a Brindisi.
Ho sparato 324 colpi.

20 Aprile 1941

Ripeto un’altra azione di mitragliamento a volo rasente sulla strada Kalipaki-Janina. La strada è incassata in una vallata e dai fianchi della stessa sui pendii riceviamo scariche di fucili e mitraglie azionate da uomini nascosti nella vegetazione.
Ho sparato 414 colpi.

21 Aprile 1941

Altra azione di mitragliamento mezzi motorizzati sulla strada Perama-Ai Sotir. Molte macchine ferme. Le nostre incendiarie ne fanno divampare in fiamme moltissime. Notiamo molti carri armati.
Ho sparato 354 colpi.

21  Aprile 1941

Decollo su allarme. Gli apparecchi avvistati sono tedeschi.
Parto per  Lecce da dove partiremo per un’azione in Grecia, ma il mio fedele Macchi
372 – 6 questa volta deve avere risentito degli sforzi della mia intensa attività e particolarmente  dell’inconveniente del 19 per cui il mio motore ha dovuto funzionare  in condizioni di emergenza. Morale : arrivo faticosamente a Lecce col motore grippato.
I miei compagni di squadriglia vanno in azione ed io ritorno a Brindisi con un altro apparecchio in attesa del cambio motore al mio 6.

22 Aprile 1941

Ciclo operativo in Grecia chiuso. In licenza per due settimane.

17 Maggio 1941

Decollo per scorta e protezione dell’aereo sul quale viaggia S.M. il Re e Imperatore.

22 Maggio 1941

Ci trasferiamo a Ciampino. Il nostro gruppo è destinato in Africa Settentrionale. Reintegro piloti e apparecchi. Applicazione antisabbia ecc.  Non sono idoneo al servizio coloniale per la precedente malattia e intervento chirurgico subiti dopo il rientro dalla Spagna. Perciò sono destinato alla squdriglia del mio vecchio comandante Cap. Fiacchino che è a Sarzana.
Intanto, sino alla partenza dell’Asso di Bastoni in Africa, ho l’incarico della messa a punto di tutti gli apparecchi della mia 372 alla quale sono affezionato e affiatato. Li lascerò con molto rincrescimento e rimpianto.  Faccio molti voli per addestrare  in coppia i giovani piloti assegnati. Questo mi impegna sino alla fine di giugno in modo notevole.  Il 9 giugno devo portare un Macchi ad Alghero con altri di una squadriglia della Cucaracha. In pieno mare aperto il mio motore  incomincia a funzionare in modo irregolare. Temperatura dell’olio in  continua salita.  Mi aspetto un grippamento da un momento all’altro e sotto ho solo mare. Intravvedo le coste della Sardegna con  grande sollievo e centellinando quota e potenza di motore arrivo al Alghero atterrando con l’elica in croce.
Rientro a Ciampino con un S.82 da trasporto il giorno successivo.
Ultimi giorni insieme ai carissimi amici della 372.  Molte ore di rodaggio di motori.
Perdita di un giovane pilota della squadriglia precipitato mentre era in fase di atterraggio.

8 Luglio 1941

Sono a Sarzana, col mio vecchio Cap. Fiacchino. Siamo qui per la protezione e difesa della piazzaforte marittima di Spezia.

21 Luglio 1941

In questi giorni molta attività diurna, addestramento ai giovani piloti, esercitazioni con la Marina. Abbiamo anche tre CR.42 per i voli notturni ed eventuale caccia notturna.
Col 42 molti voli ad alta quota, freddo intenso.
Con Fiacchino molte pattuglie acrobatiche col Macchi.
Il giorno 17 quasi a  mezzanotte abbiamo decollato  per allarme con il CR.42 il Cap. Fiacchino ed io. Abbiamo circuitato in coppia intorno a Spezia. Alla fine prima di atterrare abbiamo eseguito in coppia looping e tonneaux.
Non escludiamo di essere i primi ad aver fatto acrobazie in pattuglia di notte.
Notevole il fatto che a 5.000 mt. su Spezia vedevamo lo scintillio delle prese di corrente dei tram di Genova. Malgrado il totale oscuramento questo particolare poteva farla individuare facilmente.

22 Luglio 1941

A Loreto per portare in fabbrica un CR.32 da revisionare.

28 luglio 1941

Sono all’Aeritalia a Torino per ritirare un G.50 da portare a  Tripoli. Tappe a Ciampino, Napoli, Reggio Calabria, Trapani, Pantelleria.  Per tempo cattivo arrivo a Tripoli Castel Benito i l I° di agosto. Rientro in Italia con un aereo da trasporto che fa un lungo giro sulla Tunisia prima di puntare sulla Sicilia.

23 Agosto 1941

Raggiungiamo con tutta la squadriglia Roma Ciampino e, nel primo pomeriggio partiamo per la Sardegna – Cagliari – Monserrato per delle azioni aeronavali.

24 Agosto 1941

Tre lunghissimi voli al limite dell’autonomia per protezione a bassa quota di una nostra grande Squadra Navale.
Una forte squadra navale inglese è uscita da Gibilterra con corazzate – portaerei –incrociatori – cacciatorpediniere. (corazzata Renpwn e portaaerei Ark Royal).
La nostra si compone della “ Vittorio Veneto” e della “Littorio”-  tre incrociatori della classe  “Trieste”- “Garibaldi” – “Duca Abruzzi” e moltissimi cacciatorpediniere con altre navi minori.
Si prevede uno scontro importantissimo.
Il caldo è tremendo – sulle navi siamo a bassissima quota – temperature olio motori al limite tollerabile . Tutta la nostra attenzione è concentrata all’avvistamento di eventuali aerosiluranti che decollano dalle loro portaerei. Siamo ad oltre 200 km. dalle coste della  Sardegna – la pelle in mano ai nostri motori . Lo spettacolo è grandioso. Sopra di noi altri aerei. La formazione cambia spesso direzione. Rientriamo quando la pattuglia che ci sostituisce ci dà il cambio. Per me molta responsabilità perché sono il capo pattuglia. A sera sono stanchissimo. Andiamo tutti a cena in un ristorante dove non vogliono darci da mangiare perché non abbiamo la tessera annonaria. La faccenda si mette al brutto. Il direttore capisce l’antifona e tutto cerimonioso provvede a farci servire.

25 Agosto 1941

Decollo per la scorta alle unità navali.  La posizione delle navi che mi viene data in partenza non corrisponde alla mia rotta. Non riesco ad avvistarle e sono molto preoccupato perché devo dare il cambio alla pattuglia che mi ha preceduto che deve rientrare per raggiunti limiti di autonomia. Faccio un lungo giro  prendendo molta quota   e finalmente riesco ad avvistare la formazione navale che è spostata sulla mia destra e che in rotta di rientro. Sospiro di sollievo e solita giostra antiaerosiluranti a volo rasente sul mare.

27 Agosto 1941

Ieri siamo rientrati a Ciampino ed oggi raggiungiamo la nostra sede di Sarzana.

Settembre 1941

Molti voli notturni ed esercitazioni di collegamento radio con la Marina. Una scappata a Torino per ritirare un G.50 da portare in Africa, ma a Roma ricevo l’ordine di rientrare a Sarzana. Il G.50 sarà portato in Africa da un altro pilota.
A Sarzana preparativi per la partenza della squadriglia in Africa  Settentrionale.
Si ripete quanto si è verificato all’Asso di Bastoni: non sono idoneo al servizio coloniale e non posso seguire il Cap. Fiacchino.

Ottobre 1941

La mia squadriglia è a Ciampino per la partenza per l’Africa. Ultimi preparativi mentre arriva da Campoformido un gruppo dei nuovi Macchi 202 comandati dal Col. Brambilla che mi conosceva da Gorizia. Vorrebbe avermi con lui, ma non posso fare un torto a Fiacchino e inoltre viene disposto tassativamente dal Ministero che io venga trasferito in un primo tempo alla squadriglia di caccia notturna e subito dopo a sostituire un istruttore alla Scuola Caccia di Castiglione del Lago.

2 Dicembre 1941

Dopo tre settimane di permanenza alla squadriglia di caccia notturna della difesa di Roma, sul caccia Fabrizi F.5 ricevo la nomina ad istruttore di acrobazia e parto per Castiglione del Lago dove sono giunto ieri. Dò  il cambio al mio compagno di corso Pongiluppi che va ad iniziare il suo ciclo in zona operazioni. Il comandante della Scuola Ten.Col. Aiello mi accoglie con grande cordialità. Mi conosce da Campoformido e dalla Spagna. Volerò sui Macchi per far compiere agli allievi Ufficiali gli ultimi voli di finissaggio prima che questi vengano assegnati ai reparti di impiego. A turno siamo impiegati  anche per il servizio di allarme dipendendo dal centro guidacaccia di Roma.

8 Settembre  1943

Fine della tragedia – DELUSIONI – AMAREZZE.
Rimpianto di tanti e tanti amici perduti.

1944

Aviazione Repubblicana.  Il Gen. Tessari ne è il comandante e mi invia in Germania per recuperare preziosi apparecchi che i tedeschi avevano requisiti e portati in Germania.  A Monaco centinaia e centinaia di bombardieri americani che tutto distruggono. Nel ritorno da Monaco con un aereo che è rimasto per mesi abbandonato ho il rivestimento delle ali che si stacca. Rientro a Monaco , carrello che non esce, finalmente si sblocca e posso atterrare. Rientro in Italia con uno Junker 52 pilotato da un tedesco ubriaco di grappa che canta per tutta la durata del volo.
Alla Breda per collaudo militare degli ultimi Macchi 202. L’ultimo che ritiro, in attesa di portarlo ai Reparti mi viene incendiato a terra dai Tunderbolt alla vigilia di Natale.

1945

Fine attività militare:  umiliazioni – amarezze.