Alberto ARGENTON
Tratto da "ALATRICOLORE",
luglio - ottobre 2004
"Lettere al Direttore"
Caro Direttore,
Le chiedo ospitalita'
per ricordare la figura del cap. pilota Alberto Argenton, la cui scomparsa
nei cieli di Malta (15 maggio 1942) e' giunta al 62° anniversario.
Di Alberto avevo
sentito parlare in famiglia quale fratello di mio suocero Aldo, ufficiale
dell'8° Alpini, "andato avanti" - come si usa dire da chi porta la
penna - lo scorso anno. Ma fu appena nel 1999 che cominciai a vedere con
una certa periodicita' a Cividale la vedova, Pia Basaldella, un'anziana
spiritosa dalla battuta pronta a dispetto degli anni.
Mi offrii di scrivere
qualche riga in ricordo del marito e Lei, con entusiasmo, mi consegno'
tutta la documentazione in suo possesso (lettere, diplomi, foto, libretti
cli volo, ecc.). Infatti Alberto, nonostante il matrimomo brevissimo, occupa
tuttora il suo cuore ed i suoi ricordi.
Appresi cosi' che
Alberto nacque ad Este il 25 maggio 1916, sesto di una famiglia di 13 figli
avviati agli studi superiori ed universitari grazie al padre Aristodemo,
docente di francese e futuro preside della Scuola di Avviamento Commerciale
e Professionale di Cividale.
Dalla famiglia
uscirono cosi ufficiali medici ed insegnanti. Per restare nell'ambito delle
Forze Armate, oltre ad Alberto ed Aldo, gli Argenton contarono il com.te
pilota Guido (Med. d'Argento al V.M. per salvataggi in mare), l'All. Uff.
pilota Bruno, Capo Corso dello "Zodiaco" (scornparso prematuramente durante
il corso stesso nel dicembre 1942 per malattia), il Gen. d'artiglieria
Mario, reduce del fronte russo e membro del Comando del Corpo Volontari
della Liberta' per il PLI ed il dott. Lino, commissario della divisione
"Garibaldi Natisone", medico stimato, esponente del PCI e trasposizione
vivente del personaggi di Guareschi (era amico fraterno di un sacerdote
cieco, che andava a trovare ogni giorno per leggergli il giomale).
Alberto si trasferi'
giovane con la famiglia a Cividale, dove frequento' il liceo classico "Diacono"
e nel 1931, complice il greto sassoso del Natisone dove d'estate si andava
a prendere il sole e fare il bagno, conobbe Pia.
Portato per le
novità e l'avventura, quando arrivo' la chiamata di leva Alberto
fu sedotto dalla passione per l'aria (dopotutto Cividale, oltre che storica
fucina d'alpini, diede i natali a diversi pionieri del volo). Cosi, conseguita
la maturità classica nel 1935, il giovane entro' nell'Accademia
Aeronautica, corso "Pegaso", diventandone il Capo Corso.
Promosso tenente
nel 1938, fu assegnato al 4° Stormo Caccia, 97^ Sq., a Gorizia, dove
entro' nella Pattuglia Acrobatica sui CR32. Nel 1939 partecipo' ad un'esercitazione
su un Ca309 "Ghibli" con prove a vuoto e zavorrato a pieno carico. Tutto
stava procedendo per il meglio quando i flaps, durante l'atterraggio a
pieno carico, entrarono in avaria. L'aereo divento' ingovernabile ed Alberto,
aggrappandosi alla cloche, riusci a "spanciare" in un campo di grano cavandosela
per il rotto della cuffia.
Lo stesso anno,
il 25 luglio, Alberto e Pia si sposarono. La vita di coppia pero' fu breve
perche' nel 1940 Alberto fu assegnato al 2° Stormo, 93^ Sq., in Africa
Settentrionale, dove se la vide brutta un palo di volte. La prima fu il
20 febbraio, durante un volo di esercitazione, quando un gregario "con
l'elica sventrava l'ala inferiore destra e tagliava il longherone della
fusoliera" del suo CR32 (MM4628).
Anziche' lanciarsi
col paracadute, Alberto rimase ai comandi e riporto' l'aereo a terra evitando
- come recita il diploma del 21 giugno 1941 della Med. di Bronzo al Valore
Aeronautico - "la sicura distruzione del prezioso materiale" . La seconda
volta accadde
quando il motore
del nuovo CR32 (MM4658) si pianto' in volo.
Anche stavolta
Argenton rimase ai comandi e riusci' ad atterrare fuori campo capottando,
ma senza conseguenze. Il suo primo volo di guerra inizio' alle 5 di mattina
dell'11 giugno, sempre sul fido CR32, e da quel momento fece voli giomalieri
di ricognizione, scontri con i Blenheim ed attacchi al suolo fino al 23
giugno, quando ricevette un CR42 (il 21 era infatti rientrato da un'azione
contro autoblindo inglesi con i piani di coda sforacchiati dalle schegge
del suoi stessi spezzoni, tanto era volato basso).
Il 25 agosto 1940
Alberto fu allietato dalla nascita di Franca, ma non immaginava che il
destino lo avrebbe lasciato ancora per poco vicino alla piccola ed alla
giovane moglie.
Pochi mesi dopo
il neo papa passo' al Reparto Cinematografico di Volo, dove volo' sul MC200
e riprese numerose battaglie aeree, terrestri e navali.
A Pia, per tranquillizzarla,
disse che le missioni venivano fatte a rotazione, ma non era vero. Su tutti
i nostri fronti i nostri piloti erano sempre gli stessi, i "soliti quattro
gatti", e mai soprannome fu cosi appropriato per chi dovette battersi in
costanti condizioni di inferiorita' numerica e materiale.
II 28 ottobre,
su uno di tali apparecchi, Alberto ebbe un imprevisto. Decollato da Castel
Benito per Pantelleria, dopo un'ora si accorse che a causa del vento contrario
si era verificato un consumo eccessivo di carburante, tanto da non poter
piu' raggiungere l'isola.
Fece quindi rotta
sulla Tunisia francese e punto' all'aeroporto di Sfax, ma lo scopri' abbandonato
e non agibile. Si diresse allora su un campo vicino dove atterro' nonostante
il terreno accidentato e giusto in tempo, perche' il serbatoio era vuoto.
Tramite la nostra delegazione, l'aereo fu rifornito, il terreno livellato
ed Argenton pote' ripartire il 31 ottobre.
Giunto su Sfax,
effettuo'alcuni sorvoli per osservare il fumo delle navi e sincerarsi della
direzione del vento, ma quelle evoluziom furono mal interpretate dai francesi.
Cosi Alberto, per tacitare i mugugni, dovette espressamente dichiarare
nel rapporto "di non aver eseguito alcuna puntata con intenzione sopra
le batterie di difesa locale, per il semplice fatto che non ero a conoscenza
della dislocazione delle batterie stesse e che io non le avevo viste in
volo".
Alla fine del 1941
Alberto ricevette un MC202, e Pia ricorda il suo commento di sollievo:
"finalmente smetteremo di rischiare la vita". Tuttavia anche se le prestazioni
del Macchi ci ponevano alla pari con gli Spitfire, la superiorita' d'armamento
e la potenza di fuoco rimasero appannaggio degli inglesi.
Promosso capitano
nel febbraio 1942, Alberto rientro' al 4° Stormo come Cornandante della
91^ e l'11 aprile fu trasferito a Gela per scortare i bombardieri impegnati
su Malta.
Le missioni si
succedettero ininterrotte fino al 15 maggio, giorno dell'ultimo volo. Quella
mattina 30 caccia della 91^ dovevano scortare 3 trimotori SM84 diretti
su quell'isola che gli inglesi difendevano ostinatamente, giocando il tutto
per tutto. Da parte nostra si giocava invece con la vita dei piloti, perche'
si mandavano allo sbaraglio 33 aerei per un'azione limitata e con poche
speranze di successo. Su Malta li attendevano infatti gli Spitfire degli
Squadrons 249 e 603.
Il combattirnento
si accese furioso, il nostro asso Lucchini dichiaro' un abbattimento e
tutti concorsero a proteggere i bombardieri, che riuscirono a salvarsi.
Alla fine anche i caccia si disimpegnarono, meno uno.
"Sono rientrati
tutti, manca solo Argenton", fu la notizia che volo' di bocca in bocca
alla base. Nella mischia infatti il suo MC202 (MM7813) era rimasto tagliato
fuori, e quattro Spitfire avevano serrato sotto per regolare i conti.
"A ttraverso le
comunicazioni del comando di stormo di Comiso e dagli aerei" - riporta
Antonino Thzzino nel suo "Le giovani aquile" "si possono ancora seguire
le fasi della lotta".
"Non so se ce la
faccio a rientrare" , ha detto Argenton.
La muta di Spitfire
attorno a lui si e' ingrossata.
"Sono colpito,
precipito".
Si puo' ancora
sperare, tuttavia. Non sarebbe il primo caso di un pilota ferito che riesce
a tirarsi fuori.
"Non ce la faccio
piu' ".
Il laringofono
trasrnette la voce arrocchita di Argenton. Sono le ultime parole, soffocate
dal sangue che gli gorgoglia in gola".
II giomo dopo un
CANT Z 506 scortato da 28 Macchi incrocio' a lungo sull'area. Gli inglesi
lasciarono fare e non disturbarono le ricerche, ma non si tirovo' traccia
del piota ne' del velivolo. Di conseguenza, Alberto fu dichiarato ufficialmente
"disperso".
La triste notizia
getto' tutti nello sconforto, ed a Pia spetto' l'ingrato compito di far
superare il lutto alla piccola Franca, ignara di tutto. Aldo ne usci' distrutto,
ed il suo dolore trovo' parziale sfogo in un ritratto, che allego in fotografia,
cui dedico' tutto l'impegno possibile.
La burocrazia militare
a quel punto si sveglio' e piovvero le medaglie, ormai tutte alla memoria.
Il 24 luglio 1942 arrivo' quella di Bronzo al V.M. per il coraggio mostrato
nei combattimenti di giugno-novembre 1940.
Segui' il 19 maggio
1950, ad 8 anni dalla morte, quella d'Argento per l'azione su Malta (il
diploma non vide pero' la luce prima del 28 settembre 1955). Piu' solerti
invece i tedeschi, che il 25 gennaio 1943 recapitarono alla vedova la Croce
di Ferro di Seconda Classe.
Nel dopoguerra
l'Associazione Arma Aeronautica, Sezione di Udine, intesto' il nucleo di
Cividale a nome di Alberto; il Liceo classico "Diacono" gli dedico' un'aula
ed il Comune, nel 2001, gli intitolo' una via.
Nd 2003 la vedova,
dopo molte titubanze, inoltro' domanda al Ministero della Difesa per trasformare
la Medaglia d'Argento in oro. Nella richiesta sottolineo' di non essere
mossa da motivi economici perche', grazie al Cielo, problemi di quel tipo
non ne aveva. Alla differenza di assegno lei e Franca avrebbero tranquillamente
rinunciato, perche' l'unica cosa che premeva era di onorare al meglio la
memoria di chi aveva sacrificato la vita per la Patria.
Sul piano logico
e del sentimento il suo pensiero non faceva una piega ma in burocrazia,
notoriamente acefala, usa muoversi su altri binari.
II 10 settembre
2003 la Direzione Generale del personale le rispose comunicando che "le
decorazioni al Valor Militare sono ancor oggi regolate dal Regio Decreto
4 novembre 1932, n. 1423, il quale prevede, all'art. 13, che non e' ammesso
reclarno per ottenere per lo stesso fatto d'arme, una decorazione piu'
alta di quella gia' concessa. Ad ogni buon conto si aggiunge che, per il
secondo conflitto mondiale, i termini per la presentazione di eventuali
proposte sono definitivamente chiusi al 30.6.1948, sulla base del R.D.
23 febbraio 1943, n. 16 e delle circolari ministeriali n. 154/I/G in data
24 maggio 1948 (complimenti per la data, n.d.a.) e n. 116520 in data 31
dicembre 1948".
Se il diploma della
M.A.V.M. avesse incluso una nota del tipo "la presente decorazione non
e' modificabile, perche' i termini per la presentazione di eventuali reclami
sono scaduti da sette anni", si sarebbero fatti risparmiare tempo ed aspettative
ad una vedova novantenne, e chissa' a quante altre prima di lei.
Caro direttore,
Le allego alcune foto di Alberto (sui banchi del "Pegaso, davanti ad uno
dei suoi CR32, il CR32 investito, quello capottato col motore piantato,
ecc.) senza la pretesa, ovviamente, di vederle pubblicate tutte. Scelga
Lei, e faccia delle altre l'uso che riterra' piu' opportuno. Voglio pero'
segnalarLe quella con il ritratto di Alberto fatto da Aldo, che Pia conserva
in camera.
Si tratta di un
disegno ricavato da una foto che sfortunatamente oggi non si trova piu',
ma Pia assicura che la riproduzione e' fedele nei minimi dettagli. Si tratta
di una delle sue ultime immagini dopo una missione, "rubata" senza dargli
il tempo di mettersi in posa.
I suoi lineamenti
tesi mostrano tutta la stanchezza e la tensione accumulate, ma quelle labbra,
come Pia ed Aldo ben sapevano, non sarebbero rimaste tirate a lungo. Il
suo carattere non gliel'avrebbe permesso e presto, anzi prestissimo, il
suo volto si sarebbe riaperto nel solito, spensierato sorriso.
Nel sesto anniversario
della scomparsa Aldo compose una poesia, che riporto, nella quale piange
la perdita del fratello senza manifestare odio o rancore - mite per natura,
era incapace di odiare o far del male a chicchessia -, e conclude con la
speranza che l'umanita' si ravveda dopo cosi tanto sangue versato.
Con i piu' cordiali
saluti di Pia, di Franca, di Elena ed Ugo, figli di Aldo e, naturalmente
miei.
Livio FOGAR
Trieste,
26 aprile 2004
 |
|
arg001 - SM, Argenton con due colleghi
appoggiati su un Ro41
|
 |
|
arg002 - S 81 con motori PiaggioP.X
|
 |
|
arg003 Africa Settentrionale, CR32
|
 |
|
arg004 Africa Settentrionale, il CR32
di Argenton dopo l'incidente causato da un'avaria motore
|
 |
|
arg005 ASI, il CR32 di Argenton dopo
l'incidente causato da un'avaria motore
|
 |
|
arg006 Africa Settentrionale, servizio
di guardia
|
 |
|
arg007 Africa Settentrionale
|
 |
|
arg008 ASI, danni causati da un'incursione
britannica
|
 |
|
arg009 ASI, danni causati da un'incursione
britannica
|
 |
|
arg010 Africa Settentrionale, danni
causati da un'incursione britannica
|
 |
|
arg011 Africa Settentrionale, danni
causati da un'incursione britannica
|
 |
|
arg012 Africa Settentrionale, danni
causati da un'incursione britannica
|
 |
|
arg013 La croce sabauda di grandi
dimensioni e il poppino bianco furono adottati per farsi riconoscere dagli
alleati tedeschi
|
 |
|
arg014 Mc200
|
 |
|
arg015 Africa Settentrionale, recupero
di un CR42 dopo un atterraggio fuori campo
|
 |
|
arg016
|
 |
|
arg017 Cap.no Alberto Argenton
|
 |
|
arg018 Cap.no Alberto Argenton
|
 |
|
arg019 Pattuglia di Breda 65
|
 |
|
arg020 Pattuglia di Breda 65
|
 |
|
arg021 CR32
|
 |
|
arg022 Cap.no Alberto Argenton
|
 |
|
arg023 Simbolo individuale, di Squadriglia
o Reparto dipinto sulla fusoliera del CR32 di un collega di Argenton
|